Page 246 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE                                 235


          l'apertura di una trattativa con Parigi per proteggere i diritti della locale colo-
          nia, quasi a volere sottolineare che le persecuzioni nei confronti degli italia-
          ni non erano compiute soltanto dagli jugoslavi. ( 32 )
              Se il giudizio negativo e la conseguente protesta furono al di là delle dif-
          ferenze di tono unanimi, in merito alle responsabilità del conflitto si ebbero
          nell'Assemblea distinzioni più marcate.
              Alcuni  esponenti  del  centro  e  della  sinistra  criticarono  il  trattato  in
          quanto esso non distingueva con sufficiente chiarezza tra Italia e fascismo.
          La  responsabiltà  del  conflitto  era  da  attribuirsi  al  passato  Regime  ed  alla
          Monarchia:  era  nell'imperialismo  della  "monarchia fascista"  che  Pacciardi
          individuò le cause della guerra ( 33 l.  "Voglio riaffermare",  disse il socialdemo-
          cratico Treves "che noi ci troviamo qui, personalmente incolpevoli, a dover ono-
          rare una cambiale,  che non è stata tratta da  noi". ( 34 )  Per Croce le distinzioni
          delle responsabilità non risolvevano il problema della guerra perduta: il con-
          flitto  era  stato  perso  da  tutti,  sia  da  chi  aveva  sostenuto  ed  appoggiato  il
          Regime sia da chi lo aveva osteggiato anche a repentaglio della vita. La logi-
          ca degli Alleati era per l'esponente liberale una logica di punizione di tutta
          l'Italia e non del suo passato Governo o sistema istituzionale. Mentre i depu-
          tati del monarchico Blocco Nazionale della Libertà contestavano l'assimilia-
          zione  della  Monarchia  con  il  fascismo,  per  alcuni  esponenti  dell'estrema
          destra qualunquista, permeati da un convinto nazionalismo, l'Italia era stata
          spinta  nel  conflitto  quasi  per  forza:  "[;Italia",  dichiarò  il  qualunquista
          Patrissi, leader  della  corrente  più di  destra dell'Uomo Qualunque, "questa
          Potenza audace,  vigorosa,  esuberante di vita e di forza  nazionalista, come tutti i
          popoli giovani, dava troppo fastidio":  non si ebbe dunque una "guerra al fasci-
          smo" da parte degli Alleati ma una guerra all'Italia. ( 3 '5)  L.affermazione, che
          suscitò le  proteste di  numerosi deputati, ( 36 )  seguiva  il  ragionamento di un
          altro esponente qualunquista, Cicerone, il  quale aveva  negato una politica
          imperialista italiana, e aveva individuato nel  declino delle "potenze latine"
          (Italia e Francia) il primo obiettivo di una trentennale politica imperialistica
          condotta ai danni dell'Europa da Stati Uniti ed Unione Sovietica; ( 37 ) in pra-
          tica,  come dichiarò Giannini alla  presentazione degli  ordini del giorno,  la
          guerra  si  era  risolta  nella  "sconfitta  di  un  popolo  militarmente più  debole:
          nient'altro che questo":  una vittoria mancata, tra l'altro, rimpianta dal leader
          dell'Uomo  Qualunque  ("a  qualunque  costo  io  avrei  preferito  la  vittoria
          dell'Italia alla sconfitta"). ( 38 ) A parte le contestate affermazioni dei deputati
          qualunquisti, la maggioranza dell'Assemblea individuò nel passato Regime
          la  responsabilità del  conflitto.  Di conseguenza,  l'enunciato del  Trattato di
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