Page 249 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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mentre l'Italia avrebbe potuto sviluppare una politica d'integrazione euro-
pea, di collaborazione con le sue ex colonie, di rafforzamento della politica
migratoria con il Continente americano e di sviluppo dei rapporti culturali e
commerciali con l'Europa orientale: "Opponendo al trattato non un rifiuto (. .. )
ma una visione più larga e più intelligente, noi lo superiamo nella realtà". < 44 ) Il
Ministro concluse la sua relazione introduttiva analizzando le possibilità di
revisione, le quali sarebbero state maggiori se fosse giunto un segnale di
disponibilità italiana sotto forma di ratifica. Soltanto ratificando il trattato si
sarebbe potuto iniziare la revisione di esso.
Agli argomenti di Sforza si contrappose subito dopo Benedetto Croce,
intransigente oppositore alla ratifica. Lesponente liberale iniziò il suo inter-
vento vera e propria requisitoria contro la politica "rinunciataria" del gover-
no De Gasperi, domandandosi retoricamente se le tesi di Sforza fossero giu-
ste: ''L Italia dunque, dovrebbe, compiuta l'espiazione con l'accettazione di que-
sto dettato, e così purgata e purificata, rientrare nella parità di collaborazione con
gli altri popoli". < 45 ) Ma l'utilizzo del condizionale suggeriva l'opposizione di
Croce a questa ipotesi. Tale rientro sarebbe stato in realtà impossibile perché
avrebbe trovato nella perdita della dignità di un popolo il suo inaccettabile
fondamento. Croce era d'accordo con Sforza circa i principi di collabora-
zione che avrebbero dovuto regolare in futuro le relazioni internazionali.
Tuttavia era proprio tale principio a stridere con il diktat di Parigi: "[;Italia è
tra i popoli che più hanno contribuito a formare la civiltà europea e per oltre un
secolo ha lottato per la libertà e l'indipendenza sua e, attenutala, si era per molti
decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in
Europa". < 46 ) Secondo il filosofo liberale non vi era traccia nella storia d'Italia
di quell'imperialismo condannato dall'enunciato del diktat: l'Italia quindi,
parte integrante ed essenziale dell'Europa, essendo sempre stata elemento di
unione e non di dissoluzione del Vecchio Continente, non poteva essere con-
dannata ma viceversa aiutata e sostenuta dalle altre Potenze. Un'Italia umi-
liata e punita non avrebbe mai potuto integrarsi completamente nella comu-
nità internazionale, e senza integrazione italiana non avrebbe mai avuto
luogo alcuna integrazione europea. Ma quali conseguenze avrebbe compor-
tato la negazione della ratifica da parte italiana? "Non accadrà niente" si
rispose l'esponente liberale ''perché in questo documento è scritto che i suoi det-
tami saranno messi in esecuzione anche senza l'approvazione dell'Italia". < 47 ) La
conclusione della requisitoria di Croce si concentrò sulla critica diretta, ed a
tratti financo sprezzante, agli argomenti evocati dal Ministro degli Esteri:
"Fin da ora ci si esorta a ratificare sollecitamente il trattato per entrare negli areo-

