Page 254 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE                                  243

         di mitigare le  esplicite simpatie filoccidentali,  ma la situazione contingente
         non aveva  permesso  un confronto diretto.  Dinanzi alla  frattura  tra Est ed
         Ovest, l'Italia anziché assumere un atteggiamento neutrale si  stava legando
         anzitutto commercialmente con gli Stati Uniti, incurante dei rischi che l'a-
         pertura delle frontiere agli investitori d'oltre oceano avrebbe comportato alla
         debole imprenditorialità italiana. Il segretario comunista proseguì il suo "atto
         d'accusa" contro il Governo analizzando il più volte evocato Piano Marshall,
         che  per Togliatti  era  un  progetto  di  natura  "ideologico-politica".  I.:Italia
         aveva partecipato alla Conferenza di Parigi con un preoccupante entusiasmo,
         nonostante tale  Conferenza avesse  visto  palesarsi  una profonda spaccatura
         tra due blocchi. Quindi Togliatti, pur considerando indispensabile per l'eco-
         nomia nazionale l'adesione al piano del Segretario di Stato statunitense, la
          subordinava a  tre esigenze: garanzie circa  l'assenza di  qualsiasi intervento
         straniero nella politica  interna italiana;  esclusione di investimenti  stranieri
         nel Paese;  impegno del Governo a  non favorire  la divisione dell'Europa in
         due blocchi contrapposti. Dinanzi a tale scenario, il Trattato di Pace diven-
         tava per il  segretario comunista "un piccolo problema". < 66 )  Conscio di non
         potere opporsi ad una ratifica  subordinata all'applicazione dell'articolo 90,
         Togliatti  dichiarò  che  sebbene  le  perplessità  enunciate  avrebbero  dovuto
          schierare il P.C.I.  con i sostenitori del  rinvio della discussione l'urgenza del
          momento avrebbe probabilmente orientato il suo gruppo parlamentare a non
         opporsi al disegno di legge del Governo. Quindi, nelle ultime frasi  del loro
         massimo  esponente,  i  comunisti  mantennero  una  posizione  indistinta,
          lasciando  intravedere  sia  la  possibilità  di  un  sostegno  alle  posizioni  di
          Corbino sia l'eventualità di un atteggiamento "benevolo" verso il Governo.
          La questione, e tutto l'intervento di Togliatti lo dimostrava, era per il P.C.I.
          di secondaria importanza rispetto alle scelte politiche del Paese nei suoi rap-
          porti internazionali.
              I  socialisti,  che  ancora  più  del  P.C.I.  avevano  mantenuto  un atteggia-
          mento defilato per tutto il  corso del dibattito,  intervennero il  30 luglio con
          Nenni. Anche il leader socialista utilizzò la questione della ratifica per lan-
          ciare un duro attacco alla politica estera del Governo. Nelle iniziali posizioni
          del Presidente del Consiglio orientate a proporre all'Assemblea una ratifica
          immediata,  prescindente  dalla  ratifica  sovietica,  Nenni  intravedeva  una
          concezione dell'Europa già  divisa  in due:  "Per De Gasperi l'Europa finisce
         sulla linea Trieste-Stettino".  < 67 ) Il ripensamento del 19 giugno veniva quindi
         giudicato da Nenni come  una sconfitta di  tali posizioni. Tuttavia secondo
          l'ex Ministro degli Esteri gli obiettivi del Governo erano rimasti immutati, e
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