Page 252 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE 241
esposti dal conte Sforza spinge a ratificare". ( 57 ) Tra gli altri interventi delle
destre, il qualunquista Patrissi si distinse per l'energico attacco ai governi di
coalizione antifascista, rei secondo il deputato di avere condotto una politi-
ca rinunciataria: "Avevate creduto che per mitigare le conseguenze della guer-
ra, secondo voi fatta dal fascismo, fosse necessario capovolgere tutti i criteri della
politica del fascismo: all'aggressività imperialistica sostituire un pacifismo peco-
rile, assurdo in un mondo di lupi, all'espansionismo costruttivo finiste col sosti-
tuire una fregola di rinuncia che doveva logicamente autorizzare gli altri a
mutilarci senza pietà ( ... ) Se è vero come è vero che il fascismo ha perduto la
guerra, non è men vero che, fino a questo punto, l'antifascismo non ha saputo
vincere la pace". ( 58 )
Nel dibattito spiccò l'assenza dei deputati di sinistra: comunisti e socia-
listi, sostanzialmente favorevoli alla ratifica ma come si è visto contrari alla
metodologia del Governo, preferirono defilarsi per evitare di dovere soccor-
rere De Gasperi e Sforza dagli attacchi, talvolta eleganti come quello di
Croce e talvolta viscerali come quello di Patrissi, provenienti dalle destre. Le
uniche voci della sinistra che si levarono nel dibattito pro o contro la ratifica
furono quelle dell'azionista Valiani, contrario alla ratifica in quanto atto che
sottointendeva una scelta di campo filoccidentale, e del comunista Nobile, il
quale, oltre a riprendere la stessa tesi di Valiani circa i rischi di un abbando-
no delle posizioni neutraliste fino ad allora sostenute dal Governo, conside-
rava la ratifica come "una viltà". ( 59 )
Il dibattito, al di là dei toni polemici e delle provocazioni soprattutto
dei qualunquisti, non comportò particolari problemi al Governo. Certo
che su un quesito così drastico, se ratificare o non ratificare, l'atteggia-
mento delle sinistre non avrebbe mai potuto schierarsi con il fronte del
rifiuto, De Gasperi lasciò sfogare gli oppositori alla ratifica senza eccessi-
ve preoccupazioni. ( 60 l
Di ben altra portata fu il terzo livello del dibattito, ovvero quello sui
tempi e sull'eventuale rinvio dell'intera discussione. Così come Sforza e
Croce furono i protagonisti principali del livello precedentemente descritto,
anche in questo caso il dibattito si incentrò su due figure di primo piano: da
un lato il Presidente del Consiglio De Gasperi e dall'altro Orlando; tuttavia
mentre dietro la posizione di Croce si erano raggruppati i deboli partiti di
destra e di estrema destra, accanto all"'uomo di Vittorio Veneto" si posero
senza eccessivi clamori, con molte perplessità ma soprattutto con la forza dei
loro determinanti gruppi parlamentari, Togliatti e Nenni.

