Page 248 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TR".TTATO Ili l'ACE 237
del Paese. Isolamento, quello evocato e temuto dal Ministro degli Esteri,
che se mantenuto avrebbe avuto pericolosi contraccolpi sulla giovane demo-
crazia italiana: l'esempio era la situazione tedesca. Così come in una Ger-
mania vinta ed esclusa da ogni organizzazione internazionale i nostalgici
del passato stavano ricominciando a organizzarsi nuovamente, rallegrati e
rinvigoriti dal forzato isolamento dell'ex Reich, anche l'allontanamento
dell'Italia dal resto del mondo avrebbe rafforzato i gruppi neofàscisti e tìlo-
monarchici.
I.:Italia doveva quindi rientrare a pieno titolo nella grande politica
internazionale. Le strade che la ratifica avrebbe aperto conducevano a tre
distinte destinazioni. Anzitutto l'ONU, organizzazione ben più potente cd
efficace della Società delle Nazioni soprattutto per merito della congiunta
presenza di Stati Un i ti ed Unione Sovietica. Quindi, la possibilità dell'Italia
di non restare militarmente isolata, in caso di nuovi conflitti europei: sep-
pure con termini volutamente vaghi per non surriscaldare ulteriormente il
dibattito già teso, Sforza ventilava l'ingresso italiano in un sistema difensivo
europeo. Il terzo obiettivo che una ratifica avrebbe avvicinato era l'Europa
della collaborazione degli Stati, il sogno di tanti per troppo tempo resosi
irrealizzabile a causa dei conflitti tra le N azioni e che finalmente sembrava
dovere presto trasformarsi in realtà. Ma se gli obiettivi evocati dal Ministro
erano ancora indistinguibili, vi era un aspetto assai più concreto e conte-
stuale, che riguardava il destino immediato dell'economia del Paese: "E
come sarebbe concepibile" si domandò Sforza "l'esecuzione del piano Marshall
nei conji·onti dell'Italia quando questa, essendosi rifiutata di ratificare il
Trattato, non fosse in condizione di procedere a pagare le riparazioni che il trat-
tato le impone?". ( 43 ) Nel caso di mancata delibera, quindi, all'Italia sarebbe
stato serbato un destino simile a quello della Germania, con un'autorità
delegata direttamente dalle Quattro Potenze che avrebbe gestito i crediti
direttamente ed in vece del Governo di Roma, con un ulteriore discredito
per la giovane Repubblica italiana.
Inoltrandosi nella descrizione del Trattato, il Ministro cercò in qualche
modo di minimizzarne la sostanza: era un documento ricco di "arcaismi",
clausole confinarie, servitù militari, imposizioni economiche. Nello scenario
descritto di un Mondo sempre più integrato e collaborativo, gli aspetti territo-
riali, militari ed economici avrebbero assunto caratteristiche sovranazionali,
abbracciando in un rapporto interattivo tutti i Paesi collegati attraverso le
organizzazioni internazionali. Nel corso degli anni, secondo Sforza, gli enun-
ciati del Trattato di Parigi avrebbero giocato un ruolo sempre più secondario,

