Page 245 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                che in Italia, partigiani, antifascisti, soldati, marinai, aviatori, avevano com-
                battuto per la democrazia .
                    Le condizioni del  trattato furono  unanimemente definite  drastiche,  al
                punto che, per il deputato demolaburista Cevolotto, il trattato stesso appari-
                va  ineseguibile  per  l'Italia,  vista  la  drammatica  situazione  economica  del
                Paese. ( 26 ) Per il comunista Nobile, paradossalmente l'Italia veniva"( ... ) trat-
                tata  come  se  potesse  davvero  costituire  nel futuro  una  grave,  permanente
                minaccia alla pace dei paesi del blocco occidentale, non meno che di quelli del
                blocco orientale": (Z?)  veniva negato al Paese quel diritto all'autodifesa sancito
                dall'articolo  51  della  carta dell'ONU;  le  posizioni d'artiglieria in  Sardegna
                venivano  rimosse,  mentre  la  vicina  Corsica  restava  bene armata;  l'Esercito
                veniva  ridotto  proporzionalmente  di  un  quantitativo  superiore  rispetto  ad
                altri Stati ex  alleati dell'Asse;  la  Flotta veniva  ridotta e la maggior parte del
                naviglio doveva essere ceduta ai vincitori in perfetta efficienza (clausola che,
                come disse Orlando, non era stata imposta nemmeno alla Germania scon-
                fitta,  nel  1919. ( 28 )  Molti furono gli interventi che citarono le perdite territo-
                riali. I giuliani Pecorari (Democrazia Cristiana) e Valiani  (Partito d'Azione)
                ricordarono all'assemblea il  dramma del  confine orientale; il  vicepresidente
                del Consiglio Einaudi parlò, in merito a Briga e Tenda, di "Alpi violate"; ( 29 )
                sulla questione dei  confini occidentali sarebbe  stato  presentato dal  liberale
                Badini Confalonieri, come si  vedrà in seguito, un ordine del giorno. Anche
                sulla  questione  coloniale  numerose  furono  le  prese  di  posizione,  sebbene
                queste si differenziarono secondo l'appartenenza politica degli oratori: da una
                rivendicazione del colonialismo, con l'elencazione dei suoi pregi, all'ipotesi
                di  una  trasformazione  del  superato  sistema  in  una  politica  mandataria;  a
                posizioni  - per lo  più provenienti  dai  banchi di  destra  - che tendevano  ad
                accorpare indiscriminatamente le  colonie prefasciste all'Etiopia, si  contrap-
                ponevano  nei  settori centristi  e  della  sinistra  moderata  le  distinzioni  tra  le
                conquiste estranee alla politica di Mussolini ed i territori occupati nel 1936.
                Il Ministro degli Esteri Sforza, citando la sua nota trasmessa iliO febbraio alle
                venti  Potenze  firmatarie  del  Trattato,  parlò  di  "atmosfera  di  soffocazione
                demografica"  come conseguenza delle sottrazioni territoriali e coloniali, sot-
                tolineando l'importanza di intessere rapporti di collaborazione con i territori
                africani già sotto controllo italiano. ( 30 )  Più esplicito ancora fu  Croce, per il
                quale le colonie erano state dall'Italia"( ... ) acquistate col suo sangue e ammi-
                nistrate e portate a vita civile ed europea  col suo  ingegno e con  dispendio delle
                sue tutt'altro che ricche finanze". ( 31  l Un accenno alla difficile situazione degli
                italiani di Tunisi venne fatto  inoltre dal comunista Spano, il  quale richiese
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