Page 258 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE 247
propri dal Governo. Restarono esclusi gli ordini del giorno del monarchico
Benedettini (condanna del trattato senza riferimento alla ratifica), del qua-
lunquista Selvaggi (contrario alla ratifica) e un ordine del giorno congiunto
Corbino-Giannini (rinvio della discussione), che assorbì l'ordine del giorno
di Orlando. La proposta Corbino-Giannini fu posta in votazione per prima,
e venne respinta con 252 voti contro 204. Attorno alla proposta di rinvio si
costituì uno schieramento eterogeneo (P.C.I., P.S.I., Partito d'Azione, Uomo
Qualunque, monarchici, liberali "crociani" e "orlandiani") che ricalcava
quello del 23 luglio, e tuttavia non compatto, vista l'assenza non casuale di
alcuni deputati delle sinistre. Il trattato doveva essere ratificato: al di là della
strumentalizzazione delle posizioni di Corbino ed Orlando, sia Togliatti che
Nenni distinguevano tra il trattato e la politica internazionale del Governo,
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accettando senza troppo clamore il primo e condannando la seconda. ( l
Il dibattito si concluse con la presentazione del disegno di legge emen-
dato in alcuni punti: ( 78 l
Il Governo della Repubblica è autorizzato a ratificare il trattato di Pace fra le
Potenze Alleate e Associate e l'Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, condi-
zionando la ratifica dell'Italia a quella di tutte le Potenze menzionate nell'arti-
colo 90 di detto Trattato.
Il disegno di legge fu approvato con 262 voti favorevoli contro 68 con-
trari e 80 astenuti. Il gruppo parlamentare comunista si astenne; i socialisti,
coerentemente con quanto espresso dal loro principale esponente il giorno
prima, non parteciparono al voto, nel tentativo più che altro simbolico di
abbassare il quorum e comunque per esprimere la loro solenne protesta
rispetto alle decisioni governative.
Il disegno di legge venne convertito in legge il 2 agosto successivo (legge
n. 811). Il1° settembre, in seguito all'avvenuta ratifica sovietica del29 ago-
sto, il Governo deliberò di procedere all'atto di ratifica del Trattato.
Intervenne un problema procedurale, in quanto il Presidente provviso-
rio della Repubblica, De Nicola, sollevò un'eccezione formale alla firma del
dispositivo di ratifica. In effetti, secondo l'articolo 5 dello Statuto Albertino
(che rimaneva in vigore fino all'approvazione della Costituzione) la respon-
sabilità in materia di trattati internazionali era attribuita al Capo dello Stato.
Tuttavia la legge approvata il 31 luglio autorizzava il solo Governo della
Repubblica a ratificare, mentre il Capo dello Stato non veniva menzionato.
De Nicola si sentiva scavalcato nelle sue prerogative. La questione venne
risolta da Mario Toscano, dell'Ufficio Studi e Documentazione del Ministero
degli Esteri, il quale insieme a De Gasperi e Sforza sottopose a De Nicola tre

