Page 238 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE 227
che esso avrebbe potuto essere migliore se si fosse condotta una politica estera
''più chiaroveggente" (sconfessando in tal modo le dichiarazioni precedenti
del suo principale alleato). (S) Ma l'atteggiamento del segretario comunista fu
di ridurre al minimo la polemica, anche e soprattutto in funzione della pre-
senza del P.C.I. nel Governo. Un fondo di "Rinascita", pubblicato dopo la
firma, riassunse la linea politica del P.C.I. sul Trattato: "Sarebbe troppo comodo
oggi a noi n'torcere le ridicole accuse, e chiamare rinunciatario l'an. De Gasperi,
solo perché a lui è toccato proporre di dare la firma al trattato di pace. Noi però
questo non lo facciamo. E non lo facciamo perché ci ripugna di metterei sulla
strada dei neofascisti e dei fascisti, ai quali non parrebbe vero di poter riversare o
di sentire che vengano da altri riversate su partiti e su uomini della democrazia
le colpe terribili del regime che fu il loro. In secondo luogo non lo facciamo per-
ché è stato sempre chiaro per noi ciò che è diventato chiaro per De Gasperi al suo
ritorno dall'America, e cioè che firma e ratifica del trattato non sono altro che atti
concreti di politica internazionale, la cui convenienza o non convenienza deve
essere concretamente e realisticamente valutata nel momento in cui ci si chiede di
compierli, e valutata tenendo conto di tutta la situazione che in quel momento
sta o starà di fronte a noi, degli sviluppi della nostra azione diplomatica, delle sue
necessità, dei suoi obiettivi vicini e lontani". (Y)
Il "tardivo" mutamento di posizione di De Gasperi evocato dall'anoni-
mo articolista del mensile ideologico del P.C.I., si riferiva alla complicata dia-
lettica interna al partito di maggioranza relativa, che vedeva contrapporsi
componenti filoamericane, neutraliste e financo nazionaliste: paradossal-
mente De Gasperi, all'indomani della firma del trattato, stava incontrando
maggiori consensi all'esterno del suo partito che all'interno. (IO)
Il 25 febbraio l'Assemblea Costituente approvò all'unanimità un ordine
del giorno, presentato dal repubblicano Perassi, che confermava quanto
dichiarato a Parigi dalla delegazione italiana:
L-Assemblea Costituente preso atto delle comunicazioni del Governo sulle condizio-
ni nelle quali è stato firmato il trattato di Pace, afferma che il deposito della ratifica
italiana, per la quale è costituzionalmente richiesta l'autorizzazione dell'Assemblea
Costituente, costituisce - in conformità alle regole del diritto internazionale - un
requisito essenziale per la peifèzione e l'entrata in vigore del trattato. (Il)
La conclusione della prima fase del dibattito parlamentare non inter-
ruppe il confronto tra le forze politiche. Si assistette anzi ad una radicale
trasformazione delle posizioni in funzione dell'analogo evolversi della
situazione interna ed internazionale. Il rapido processo di formazione dei
blocchi aveva subito un'accelerazione con l'enunciazione della dottrina
Truman ed il fallimento della Conferenza di Mosca: le ripercussioni sullo

