Page 122 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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106 NICOLA DELLA VOLPE
considerato che in questo caso il target non è la società italiana, ma è rappresen-
tato per oltre mezzo secolo da ristretti strati sociali.
Premessa questa necessaria digressione sulle potenzialità della stampa come
strumento di comunicazione tra militare e sociale, occorre anche tenere presente
altri fattori che differenziano e caratterizzano la stessa stampa nei vari momenti e
nei diversi eventi.
Ad esempio, la stampa prodotta nel tempo di pace è altra cosa da quella pro-
dotta durante le guerre. La prima è la più efficace per meglio comprendere i rap-
porti - ove esistano - tra Esercito e Paese; la seconda, coglie meglio tali rapporti
in un momento particolare, che se da un lato rappresenta la stessa ragion d'essere
degli eserciti, dall'altro è quello più tragico per la società. Sotto tali aspetti, occor-
re ed è utile ricordare che la comunicazione, in tempo di pace informazione - o
presunta tale -, in tempo di guerra diventa soprattutto propaganda (5).
L'informazione sulla carta stampata, infatti, durante i conflitti è viziata e
distorta in partenza, o per motivi politici e ideologici, in genere contrapposti e
quindi non aderenti alla realtà, perché "per principio" acriticamente a sostegno
della guerra o contrari ad essa; o per necessità militari, dovute alla tutela del segre-
to delle operazioni militari e della loro sicurezza. La comunicazione, quindi, in tali
occasioni offre spesso una visione ingannevole degli avvenimenti, e degli stessi rap-
porti fra Esercito e Paese. Proliferano, inoltre, durante le guerre, i giornali e i perio-
dici dei militari (6) e per i militari, organi senza dubbio di propaganda diretti al par-
ticolare pubblico in divisa, se non addirittura a parti, microcosmi di esso (si pensi ai
primi giornali di trincea, pubblicati e circolanti all'interno di alcuni reggimenti).
Come si può notare, tali premesse dilatano oltremodo le cause che incidono
sulla comunicazione e sugli argomenti che occorrerebbe affrontare.
Il metodo che scelgo pertanto, tra i possibili, è quello di sviluppare soltanto
alcuni lineamenti storiografici dei rapporti della comunicazione con il mondo
militare, procedendo per campionatura dal risorgimento alla vigilia della grande
guerra, e di indicare allo stesso tempo possibili percorsi per ulteriori ricerche.
(5) Rimando, in materia ai miei studi "Esercito e propaganda nella grande guerra",
"Esercito e propaganda fra le due guerre", "Esercito e propaganda nella seconda guerra mondia-
le", tutti pubblicati dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito; e, in elaborazione,
"Esercito e propaganda nella guerra di liberazione".
(6) Il fenomeno più eclatante in merito si ebbe durante la 1" guerra mondiale; segnalo,
in proposito, il catalogo pubblicato da Biblioteca Archivio e Museo del Risorgimento-Bibliote-
ca Archivio e Museo della Guerra, Catalogo bibliografico della guerra mondiale 1914-1918,
Milano, tipo Cordani, 1939; e il catalogo pill recente, opera di Maria-Lucia Cavallo e Ettore
Tanzarella, Periodici italiani 1914-1919, Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea,
Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1989. Infine, ma non ultima, l'opera di Mario
Isnenghi, Giornali di trincea (1915-1918), Einaudi, Torino, 1977.

