Page 124 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
P. 124
108 NICOLA DELLA VOLPE
Al momento, il soldato non ha alcuna individualità: l'uomo soldato non esi-
ste. 0, meglio, è visto solo come componente di uno strumento che deve essere
efficiente per adempiere alle sue funzioni. Non vi è, infatti, alcuna attenzione
verso i bisogni delle truppe, individuali e collettivi, materiali e morali; e laddove
le esigenze materiali vengono prese in considerazione, è soltanto perché inficiano
l'efficienza dello strumento, ovvero le capacità operative delle unità (8).
Fatte rare eccezioni, non si colgono, nelle cronache della stampa, in guerra e
in pace, le problematiche che sorgono con l'incorporamento nell'armata sarda
dei variegati eserciti preunitari, né i problemi sociali che favoriscono il diffonder-
si del brigantaggio. Un fenomeno in verità sottaciuto, ma per altri versi affronta-
to come fenomeno delinquenziale dai risvolti "romantici" nella cronaca; suscita,
infatti, strane attrazioni e l'attenzione di giornalisti e scrittori, anche esteri, che
vanno a caccia di briganti e brigantesse per impervi territori e correndo seri
rischi, al fine di raccontarne le storie. Un fascino pittoresco dell'orrido e del tru-
culento che attira anche i lettori: il fascino del male che porterà a tristi fenomeni
di sciacallaggio nelle cronache nere. Basta ricordare le macabre riproduzioni sulla
stampa dei briganti uccisi nei conflitti con le truppe o fucilati.
La stampa nazionale - per inciso - non si limita ad ignorare soltanto i pro-
blemi militari, e dei militari, sorti con l'unità d'Italia; lo stesso contegno assente
terrà anche nei confronti delle popolazioni del Sud, ai limiti della sopravvivenza
già durante il regno dei Borboni e privati di quelle elementari, primordiali provvi-
denze (diritti al pascolo, allegnatico ecc.) che se non altro hanno consentito agli
strati più poveri almeno di sopravvivere nell'indigenza. Nasce, in questo modo e
dopo l'unità d'Italia, la questione l11erdionale, che il lungimirante Cavour non
potrà affrontare.
Per il resto, i giornali soffrono di provincialismo, nell'annunciare la festa
dello Statuto Albertino come nelle loro rubriche cittadine, incluse quelle che
reclamizzano il concerto domenicale delle bande dei reggimenti. Evento che si
avverte come uno dei pochi momenti di comunione tra esercito e popolo.
Al termine degli avvenimenti risorgimentali, la politica coloniale di Umber-
to I e del Crispi favorisce la diffusione dei giornali, perché essi sollecitano nel
lettore l'attenzione per quel mito d'Africa che nasce con le spedizioni. Spedizioni
che, per quanto attiene agli aspetti militari, provocano attraverso la stampa e in
quella parte del Paese direttamente colpita, soltanto forti emozioni durante le
(8) Si veda, in proposito, la mia relazione: Lo spirito delle truppe in guerra nelle relazio-
ni dei Comandi e della censura epistolare, presentata al convegno "Lo spirito militare degli ita-
liani", tenutosi alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova, dal 16 al 18 ottobre
2000, e in corso di pubblicazione negli atti curati dal prof. Piero Del Negro.

