Page 129 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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ESERCITO  F  PAESE  TRA  COMUNICAZIONE  E  SOCIALE                     113

        l'intervento è  accolto e  accreditato,  per i risvolti  che  offre  di  espansione  territo-
        riale,  con  toni  da  terra  promessa oltre che con  forti  accenti  patriottici  (il  "Gior-
        nale di Sicilia" è fra i sostenitori del conflitto). l~ un avvenimento che porta gloria
        e forse  risveglia nell'immaginario collettivo una sorte di  rivendicazione, di  riscat-
        to  non  solo  per  le  precedenti  sconfitte  africane,  ma  anche  per  quella  ancestrale
        fobia  contro  il  turco  e  l'arabo  tramutatasi  in  odio,  per  le  sanguinose  incursioni
        moresche che le  popolazioni del  Mediterraneo, e quindi anche gli  italiani,  hanno
        dovuto subire nei secoli addietro.
             r}epopea  militare,  in  cui  è  rappresentato  l'esercito  valoroso  e  vittorioso,
        viene visivamente costruita da Achille Beltramc nelle tavole della "Domenica del
        Corriere".  Una  di  esse  vede  innalzare  un  tricolore  su  una  moschea  a  Tripoli,  e
        quasi  precorre  nei  segni  e  nel  significato  di  redenzione  un'altra  tavola  che  egli
        disegnerà  qualche anno dopo,  e  che  raffigurerà  il  tricolore  issato  sul  castello  di
        S.  Giusto, a Trieste, nel  1918.
             Non  mancano  iconografie  che  danno  una  visione  realistica  della  guerra  e
        delle  deficienze  nella  sua  condotta;  esse  hanno  una  efficacia  amara  e  incisiva,
        come le  vignette  del  giovane  Giuseppe  Scalarini,  de  'TAvanti".  Per  questo,  egli
        viene subito allontanato dalle linee e  le  autorità militari ne ordinano il  rimpatrio.
        Non sollevano, invece, proteste né suscitano pruriti la pubblicazione di  fotografie
        dei  tribunali speciali  in  azione a Tripoli,  né quelle delle esecuzioni tramite impic-
        cagione o fucilazione dei  ribelli arabi.
             I~  da  annotare come ancora una  volta la  guerra "tira" e costruisce fortune  o
        consolida  il  numero  dei  lettori  di  alcuni  quotidiani,  a  tal  punto che  il  "Corriere
        della  Sera"  manda  una  decina  di  inviati  in  Tripolitania  e  in  Cirenaica;  fra  essi,
         Barzini, Civinini, Fraccaroli.
             Con la  guerra  in  Libia chiudo queste annotazioni sulla stampa civile;  passo,
        ora,  a  dare  contezza  dell'altra  stampa,  quella  prodotta  dai  militari  dall'unità
        d'Italia alla  vigilia  clelia  grande  guerd. l~argoIl1ento è  peraltro degno  di  una  più
        approfondita attenzione, che sollecito anche agli  altri studiosi, perché nell'analisi
        sistematica e approfondita clelia  pubblicistica militare è possibile cogliere una ric-
        chezza  di  interessi,  che  hanno  contribuito  a  caratterizzare  i  rapporti  all'inteI'llo
         delle forze armate e fra  le forze armate ed il  Paese.
             Qui  limito  il  mio  compito ad  una  velocissima  nota  dei  contributi  forniti  al
        giornalismo  e  alla  stampa  attraverso  le  testate  militari  (non  tecniche);  sarebbero
         però - ripeto - interessanti studi per individuare gli  obiettivi che la stampa milita-
         re si  è prefissa,  per analizzare gli  atteggiamenti cla  essa assunti nella comunicazio-
         ne, specialmente cii  fronte a quegli eventi, positivi o negativi, registrati dalla stam-
         pa civile.  Sarebbe poi oltremodo utile studiare  le  esperienze che firme giornalisti-
        che  illustri  hanno  fatto  sulla  stampa  militare,  c  l'influenza  che  essi  hanno  avuto
        sulle  "penne",  ovvero  sui  giornalisti,  in  uniforme,  di  cui  non  si  conosce,  se  non
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