Page 126 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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            tribunale militare numerosi giornalisti, che subiscono condanne da sei  mesi  a tre
            anni  (Il).  I  fatti  di  Milano  impressionano  l'opinione  pubblica:  i  giornali  danno
            ampi  resoconti  del processo e mandano in  aula i loro disegnatori per illustrare le
           cronache con sprazzi  delle sedute e ritratti degli  imputati eccellenti.  Ovviamente,
            l'arresto di  alcuni corrispondenti rende le  cronache fortemente ostili  ai  militari e
            alloro operato, che vanno oltre le  responsabilità loro attribuibili.
                È vero che c'è anche  chi  osserva  con occhio diverso  la  repressione.  Quinto
            Cenni,  un artista molto noto al  tempo - in  Italia  e all'estero - per le  sue  pitture
            militari (12),  rappresenta a suo modo i fatti  di Milano, dove vive e lavora. I solda-
            ti, che egli dipinge dal  vivo, nelle tavole non hanno la durezza dei persecutori nei
            tratti,  non sono feroci  repressori  nelle  cariche,  ma  sono  uomini  in  divisa  che in
            alcuni  casi  suscitano  persino  tenerezza  e  attenzione  nella  gente  comune:  Cenni,
            nella sua cronaca pittorica, ritrae anonimi cittadini che porgono, ad un drappello
            di  militari stanchi e affaticati, una brocca d'acqua durante una pausa della lotta. E
            Cenni non è un "sospetto": vanta solide tradizioni liberali e democratiche, perso-
            nali  e familiari,  tanto che un suo cugino è stato capo di  Stato Maggiore di  Gari-
            baldi  durante la  spedizione  dei  Mille  in  Sicilia.  Forse  egli  vuole soltanto rappre-
            sentare l'altra faccia della repressione, quella dell'esercito che simboleggia la lega-
            lità costituita contro il  disordine della sovversione.  Esercito che, ricordo,  provie-
            ne da quello stesso popolo che reprime.
                Non stiamo qui, comunque, a valutare la repressione nei modi e nel merito,
            compito di altro relatore; sta di fatto che in quell'occasione i militari, e l'Esercito
            in particolare, escono dalle cronache con le ossa rotte. A tal punto che il  capo del
            governo, un altro generale, Luigi Pelloux, dopo aver tentato di imporre una legge
            eccezionale  che  restringe  ulteriormente  anche  la  libertà  di  stampa,  è  costretto,
            prima  dall'ostruzionismo  di  vecchi  liberali,  poi  dalle  campagne  di  alcuni  quoti-
            diani, alla scelta perdente delle elezioni anticipate.
                Nonostante la  scarsa  "simpatia"  tra stampa e istituzioni militari,  vi  è tutta-
            via  uno scambio di  favori  fra  i quot~diani e il  mondo in  uniforme.  Se  battaglie e
            guerre, come la stessa Adua, la spedizione in  Libia  (1911-1912), diventano scuo-
            le  di  formazione  per i grandi  corrispondenti  (penso,  tra gli  altri,  a  Frassati  e ad
            Albertini),  in  cambio,  e negli  stessi  anni,  articoli  di  giornali contribuiscono a far
            conoscere le  precarie condizioni dei militari e delle loro istituzioni, e molto peso
            hanno  le  battaglie  sulla  stampa  per  l'istituzione  della  Commissione  d'inchiesta
            per  l'Esercito  (13).  La  commissione  viene  istituita  nel  1907 non  solo  perché  è




                (11)  Cfr. Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, op. cito
                (12)  Sull'opera  del  Cenni,  vcdasi  Nicola  della  Volpe,  Quinto  Cenni,  Volume  I,  Stato
            Maggiore dell'Esercito-Ufficio Storico, Roma 2000.
                (13)  Legge 6 giugno  1907, n.  2R7.
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