Page 131 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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ESERCITO  E  PAESE  TRA  COMUNICAZIONE  E  SOCIALE                     115


        economia all'Università di  Roma,  di  chiara fama  mondiale per le  sue teorie eco-
        nomiche), tiene la  direzione e la  proprietà del  periodico fino  al  1916, che conti-
        nua sotto altri le edizioni fino al  1921, anno della chiusura.
             Ricordo  qui,  ancora,  "Esercito  e  Paese",  bisettimanale  del  capitano  Fabio
        Ranzi,  citato  in  apertura.  Il  periodico  nasce  con  l'intento  di  opporre  la  propria
        voce alla stampa militare ufficiale, troppo "allineata e coperta" secondo il  Ranzi,
        e troppo rivolta all'interno delle istituzioni militari. Con estrema vivacità, "Eser-
        cito  e  Paese"  affronta  problematiche  e  tematiche  militari,  indicando  soluzioni
        non sempre gradite ai  vertici politico-militari;  particolare interesse il  Ranzi  rivol-
        ge  allo stato e alla carriera degli  ufficiali, di  cui  conosce a fondo l'emarginazione
        e le  sofferenze morali.  Egli  si  propone, oltre al  fine  di  mettere in comunicazione
        l'Esercito e la Nazione, l'arduo obiettivo di  compiere il  rinnovamento delle idee e
        delle istituzioni militari, e di  elevare la cultura degli  ufficiali  perché meglio adem-
        piano alloro compito sociale.
             In pratica, vuole rinnovare quella libertà di  dibattito che ha caratterizzato la
        stampa militare in alcuni  momenti dell'Ottocento, quando il  fermento e lo scam-
        bio di  idee dei  quadri è stato libero come non mai sui  periodici militari:  una ina-
        spettata lezione di  libertà  di  pensiero proveniente da  un mondo apparentemente
        chiuso  in  schemi  e  scatole  "burocratiche",  forse  mai  espresso  con  tale  forza  da
        altra  stampa.  Cito,  rimarchevole  esempio  fra  tutti,  il  caso  "Cosenz";  il  generale
        Enrico Cosenz, primo capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel  1882, sulle pagine
        della stampa militare non reprime le  idee "rivoluzionarie" di giovani  ufficiali,  ma
        polemizza,  chiarisce  teorie e  concetti,  analizza  prese  di  posizioni  scomode,  criti-
        che  dottrinarie  e  addestrative  ecc.  Ma,  cosa  più  ammirevole,  perché  ciascuno
        continui  ad  esprimere  con  la  massima  libertà  di  pensiero  le  proprie  idee,  non
        firma i propri articoli, al  più usa uno pseudonimo. Verosimilmente anche per evi-
        tare  che  verso  i  giovani  "contestatori"  superiori  zelanti  adottino  provvedimenti
        disciplinari, soffocando cosÌ ogni dibattito e ogni idea innovativa.
             Chiudo - malvolentieri, perché l'argomento meriterebbe davvero molto spa-
        zio  -, ricordando  la  rivista  che  ha avuto  più  lunga  vita  nella storia  dell'editoria
        militare,  e  che  ancora  oggi  viene  edita  ed  è,  con  "Quadrante",  il  periodico  di
        punta dei militari, in particolare dell'Esercito: la  "Rivista Militare".
             Essa  nasce  nel  1856 a Torino,  ancor prima  dell'unità  d'Italia, grazie all'ini-
        ziativa  di  due  ex  ufficiali  borbonici,  esuli  in  Piemonte,  i  fratelli  Luigi  e  Carlo
        Mezzacapo.  Il  programma della rivista è tutto nel  lapidario incipit di  Luigi:  " ... il
        terreno che  non guadagna la  scienza  è inesorabilmente  conquistato dall'ignoran-
        za, con danno smisurato dell'intera nazione ... ".  La  rivista ottiene presto attenzio-
        ne  e successo  presso  quell 'ufficialità verso  cui  si  rivolge  come palestra di  pensie-
        ro,  ma  ben  presto entra  nella  considerazione  di  civili  e  studiosi  in  genere  (non
        bisogna  dimenticare che il  suo secondo intento, come quasi tutta la pubblicistica
        militare, è quello di penetrare nel Paese).
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