Page 134 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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118 NICOLA DELLA VOLPE
Alcune case cinematografiche investono nella guerra, inviando i propri ope-
ratori in Libia. Il cineasta Luca Comerio, milanese, già fotografo affermato,
diventa il regista, produttore e operatore più famoso della guerra italo-turca.
Non è il solo, perché da Torino Arturo Ambrosio, un produttore cinematografico
che si è affermato in campo internazionale, invia i suoi operatori in Tripolitania
per documentare il conflitto. Come alla stampa, anche al cinema la guerra fa
bene; l'interesse che essa suscita negli spettatori è tale che il cinema di fiction sco-
pre l'evento, e vi dedica pellicole. Ne ricordiamo alcune (22).
La "Film Dora" di Nicola Notari, di Napoli, realizza nel 1912 un epico e
per certi versi patetico (ma quasi tutta la cinematografia del tempo è tale, per la
facile presa che ha su un pubblico di spettatori non ancora smaliziati) I:eroismo
di un aviatore militare a Tripoli, di cui regista e attrice è Silvia Notari.
Sempre la "Dora" realizza, nello stesso 1912, quasi una pantomima del con-
flitto, Guerra italo-turca tra «scugnizzi" napoletani, dove un gruppo di ragazzini
urlanti e schiamazzanti (nella mimica, il cinema è ancora muto) per le vie di
Napoli, divisi in buoni, ovviamente i soldati italiani, e cattivi, altrettanto ovvia-
mente gli odiati turchi, gioca alla guerra alla maniera dei ragazzi della via Pal.
l?interesse del cinema per gli avvenimenti in Libia diventa tale che prolifera-
no i film comici in divisa, i quali mettono alla berlina arabi e turchi e comunica-
no in uno "stile" più gradito agli spettatori la guerra; Pik Nik odia il turco, Kri
Kri reduce d'Africa, Cocciutelli va alla guerra, sono alcuni titoli in cui personaggi
comici noti si cimentano nella caricatura del conflitto.
l?interesse e l'attenzione per l'Africa sono forti anche nel campo documen-
tario; il cinema è un buon veicolo per far conoscere e diffondere usi, costumi,
tradizioni, paesaggistica di luoghi ancora lontani e misteriosi.
In definitiva, il cinema si avvia a diventare uno strumento di comunicazione
e mediazione fra militare e sociale, efficace quanto nessun altro per la capacità di
sintetizzare e coniugare parole, immagini, suoni, movimento. Per tali caratteristi-
che, è anche capace di ingannare con più efficacia e di strumentalizzare meglio
l'informazione e gli avvenimenti bellici (penso ai futuri cinegiornali).
Per finire
Sintetizzo e ribadisco alcune prime considerazioni da tali iniziali ricerche
condotte sulla comunicazione tra Esercito e Paese, ricavate soprattutto dalla
stampa civile e militare.
(22) Per la cinematografia cosiddetta coloniale rimando al contributo di Ernesto G. Laura,
Il colonialismo italiano nel cinema, in "Atti del convegno Cinema e Storia", stampati a Roma nel
1996 a cura della Associazione "Eserciti e Popoli".

