Page 154 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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138 CARLO LACAITA
"si danno col telegrafo e si eseguono colle strade ferrate, il piano di battaglia è
diventato un lavoro di scienza, e la direzione di queste grandi masse richiede [ ... ]
grande impegno e grande cultura in tutti coloro che comandano". 1: approvvigio-
namento, a sua volta, "richiede una grande capacità amministrativa, e i mezzi
d'offesa e di difesa sono divenuti così complicati, che tutte le operazioni militari
suppongono nell'esercito e nella flotta una grandissima forza industriale". In
merito all'armamento, osservava inoltre che se "il cannone rigato" era stato
inventato in Francia, e il fucile ad ago in Prussia, ciò era dovuto al fatto che "que-
ste due nazioni" avevano "grandi industrie e grandi fabbriche d'armi, le quali,
specialmente in Prussia, avevano preso uno svolgimento prodigioso". E ancora: se
"le navi corazzate" erano state realizzate innanzi tutto "in America, e il cannone
Armstrong, destinato a forarle, fu trovato in Inghilterra", ciò derivava dall'essere
queste due nazioni le "più industriali e più navigatrici del mondo".
Di fronte a questa situazione qual era la condizione dell'Italia appena unifi-
cata? Quella di un paese costretto a "chiedere allo straniero rotaie, cannoni, fuci-
li, navi e qualche volta anche macchinisti delle navi", era cioè la condizione di un
paese privo di ogni effettivo controllo delle forze strategiche che la tecnologia
aveva e stava mettendo a disposizione.
Come si vede, l'esperienza del 1866 mise subito in crisi quell'ottimismo esa-
gerato che si era diffuso al momento dell'unificazione: un ottimismo generato
dalla persuasione, di origine retorico-letteraria, che la penisola avesse enormi
ricchezze naturali e che, una volta raggiunta l'unità queste avrebbero assicurato
un radioso avvenire.
Dal '66 cominciò finalmente a cambiare non solo il tono e l'approccio ai
problemi del Paese (si pensi alle tante inchieste parlamentari o di singoli studiosi),
ma anche l'indirizzo di diversi ambienti governativi. Si posero così le premesse
per nuovi programmi di intervento, fra i quali un posto di rilievo ebbe quello per
la flotta italiana, che si sarebbe tradotto nell'Istituzione della Commissione reale
per la navigazione a vapore, negli studi di Benedetto Brin sulla tecnica delle
costruzioni navali, nella progettazione della corazzata Duilio, nei progetti (del
Saint Bon prima e del Brin poi) di potenziamento delle costruzioni navali.
Giungeva intanto a soluzione, per un'altra favorevole occasione (il conflitto
franco-prussiano del '70) il problema dell'unificazione territoriale. Proclamata
Roma capitale, secondo il voto parlamentare del 1861 si apriva una nuova fase
della vita nazionale, nella quale il tema della modernizzazione delle strutture
dello Stato e dello sviluppo economico andò assumendo sempre maggiore rilie-
vo. A un numero crescente di osservatori apparve allora sempre più evidente che
non si poteva più ignorare l'accelerazione dei processi innovativi in atto nella
seconda metà dell'Ottocento per il definitivo passaggio dalla tecnologia "empiri-
ca" che aveva connotato la prima rivoluzione industriale a quella "scientifica"

