Page 157 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO E L'ORDINE PUBBLICO
IL CASO DI MILANO (1898)
MARCO CUZZI
Quelle che Giosué Carducci definÌ le "cinque giornate di Milano alla rove-
scia" (l), sono state ricoperte, nel corso dei decenni e con il susseguirsi delle epo-
che storiche, di vari significati.
Esse rappresentarono anzitutto il culmine delle grandi tensioni sociali
dell'Italia postunitaria, e soprattutto della loro fase più acuta inaugurata con la
vicenda dei "Fasci siciliani" del 1893-94; furono anche l'ultimo drammatico atto
del confronto politico tra le anime democratiche e conservatrici scaturite dal
Risorgimento. Inoltre, le "giornate di Milano" furono la diretta conseguenza
dello scontro parlamentare ed extraparlamentare tra l'estrema sinistra di stampo
socialista, repubblicano e radicale, e i governi d'ispirazione post-cavouriana o cri-
spina, ed ebbero un prodromo profetico nella morte di Felice Cavallotti. Esse
rappresentarono altresÌ l'ultimo tentativo dei tradizionali ceti dominanti nel
reprimere le suggestioni democratiche e progressiste di una nuova borghesia pro-
fessionale e imprenditoriale, sorta nei principali centri industrializzati, e sosteni-
trice di un'emancipazione politica e sociale delle classi subordinate come passag-
gio obbligato per la modernizzazione del Paese e la propria affermazione nella
società. Videro inoltre per la prima volta l'anima cattolico-democratica scendere
in piazza contro uno Stato liberale che si stava trasformando in liberticida. Furo-
no, in ultima analisi, l'episodio pù clamoroso (e sanguinoso) della cosiddetta
"crisi di fine secolo", il penultimo atto della parabola della "Sinistra storica" e
dell'Italia umbertino-crispina: l'ultima fase avrebbe visto protagonista i governi
ultraconservatori di Pelloux e Saracco, con il drammatico corollario, indissolubil-
mente legato ai fatti del 1898, del regicidio di Monza.
Ma le giornate di Milano hanno un ulteriore significato, direttamente
collegato all'utilizzo su larga scala delle unità militari del III Corpo d'armata
allo scopo di reprimere la "ribellione sovversiva". Da tempo l'Esercito era uti-
lizzato in azioni esulanti i tradizionali compiti d'istituto, e inerenti l'ordine
pubblico.
(1) Nino Sansone, Introduzione, in: Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccaris, Giordano
Editore, Milano, 1966, p. XI.

