Page 161 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO  E  L'ORDINE  PUBBLICO:  IL  CASO  DI  MILANO  (1898)       145

        riesce  ben  sovente  disordinato  e  disseminato  col  pericolo  che,  se  le  cose  si
        fanno  serie,  ne  avvengano  collisioni  fra  le  truppe  stesse,  ordinai  che  le  truppe
        di  fanteria fossero al  comando di  ufficiali superiori e colonnelli" (11),
            Del  Majno sarebbe divenuto il  protagonista "sul campo" dei  fatti  di  Milano,
        anche se, come ricorda Valera, e confermano le  cronache dell'epoca, il  suo diret-
        to  superiore  tenente  generale  Fiorenzo  Bava  Beccaris,  comandante  del  Corpo
        d'armata, sarebbe stato  presente in  quasi  tutte  le  principali "battaglie"  cittadine,
        ordinando  al  suo  subalterno  le  principali  iniziative,  e  finanche  erigendo  una
        tenda da campo in piazza  Duomo per meglio seguire le operazioni (12),
            Le  unità  militari,  teoricamente  sottoposte  all'autorità  "politica",  già  il  4
        maggio sembravano  dipendere esclusivamente  dai  propri comandi:  gli  eventuali
        tumulti,  aveva  ordinato Bava  Beccaris - convinto come  il  suo  ufficiale  subalter··
        no dell'incapacità delle autorità civili - avrebbero dovuto essere "repressi con la
        massima  energia  sul  loro  nascere"  (13),  Come  prima  e  significativa  iniziativa,  il
        comandante  del  Corpo  d'armata  ordinò  una  breve  esercitazione  militare  non
        nella  limitrofa  campagna,  come  si  era  sempre  fatto,  ma  nella  piazza  d'armi
        (l'attuale area  fieristica,  ai  tempi zona periferica  della  città),  sia  per lanciare un
        segnale  deterrente  che  per avere  le  truppe immediatamente disponibili e pronte
        al  combattimento. Fu  quindi approntato un  piano di  graduale presa di  controllo
        del capoluogo in  caso di  necessità.  Del Majno ordinò al suo subalterno, generale
        Gabriele  Radicati  Talice  di  Passerano,  di  trasferirsi  a  Palazzo  Reale,  eletto  a
        Quartier generale delle  operazioni,  da  dove  avrebbe  atteso  l'eventuale arrivo di
        truppe nel  caso  di  sommosse (ormai più  che  previste, quasi auspicate),  e ricevu-
        to gli ordini prefettizi e i dispacci  dalla  questura circa i movimenti dei "sovversi-
        vi",  Il  5  maggio,  nel  corso di  una  manifestazione a  Pavia,  le  unità dell'esercito a
        disposizione  delle  autorità  civili  (o  "politiche",  come  si  diceva  allora)  avevano
        ucciso  il  figlio  del  vicepresidente  della  Camera  ecl  esponente  radicale  milanese
        Luigi  Mussi:  il  clima  era  ormai  incandescente.  Radicati  ricevette  la  notizia  di
        probabili  disordini  che  gruppi  cii  "facinorosi"  stavano  organizzando  presso  i



            (Il)  Comando della Divisione  territoriale di  Milano,  protocollo 2788, Milano, 20 maggio
        1898,  in:  Acs,  Ministero  dell'Interno,  Direzione  generale  di  l'S,  Ufficio  riservato  (1879-1912),
        busta 4, fascicolo  lO, sottofascicolo "Relazioni della autorità militare sulla sommossa di  Milano".
            (12)  "È il  Del Majno?", si  sarcbbe chiesto  il  giornalista  socialista clurante  la  battaglia cii
        via  Torino, il  7 maggio  "No,  110,  ci  vedo  bene  adesso.  È Bava  Beccaris.  Lo  vedo come in  una
        fotografia.  Ci  potrà essere anche il  Del  Majno sotto i suoi ordini. Ma quello che ha ordinato di
        far  fuoco,  di  compiere  la  strage  è  Bava  Beccaris.  Anche  se  non  lo  si  vede,  lo  si  sente.  Il suo
        nomc è  nell'aria.  È lui,  è proprio lui. Ah, se  potessi averlo nelle  mani!" (Paolo Valera, I canno-
        l1i  di Bava Beccaris, cit., p. 32).
            (13)  Alfredo Canavero, Milano e la  crisi di (iJle  secolo (J 896-1900), cit., p.  J 62.
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