Page 162 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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principali stabilimenti dell'indotto Pirelli. Furono quindi messi a disposizione
delle autorità "politiche" due battaglioni di fanteria provenienti dalle caserme
San Francesco e Medici, e due squadroni di cavalleria delle caserme San Vittore e
Montebello.
Intorno a mezzogiorno di venerdì 6 maggio due agenti di questura inter-
vennero in via Galilei, dove abitualmente gli operai delle principali industrie
dell'area di Ponte Seveso (P ire Ili, Grondona, Elvetica - la futura Breda -, Sti-
gler, Vago) si riunivano prima di recarsi ai luoghi di lavoro. Cordine era blocca-
re la diffusione del materiale "sovversivo", che si era intensificata dopo i fatti
di Pavia. Il risultato dell'azione fu l'arresto di un giovane propagandista sociali-
sta, che stava distribuendo un volantino, invero invitante alla calma e senz'altro
ispirato dal moderatismo turatiano (14); le proteste degli operai degenerarono
in una sassaiola contro gli agenti, che fermarono un altro dimostrante. Il secon-
do arresto, unito al fatto che uno degli agenti, Domenico Violi, fosse noto e
famigerato per la violenza e le vessazioni che scatenava sul quartiere, rappre-
sentarono la scintilla della mobilitazione. Nu merosi lavoratori anziché recarsi
in fabbrica si concentrarono nell'area attorno al parco del Trotter, nella zona
nord-orientale della periferia cittadina. Avvertito della manifestazione, giunse
in carrozza Filippo Turati, accompagnato dal deputato e suo compagno di par-
tito Dino Rondani, nel tentativo di bloccare l'impennarsi della protesta: "Vi
ripeto, compagni", gridò profetico il leader socialista, "non dobbiamo lasciar
scegliere all'autorità il giorno della battaglia. Oggi vi dico che sarebbe massa-
cro! Fidatevi di me in questo momento: oggi è una rovina! Contentatevi della
scarccrazione" (15).
Turati era a conoscenza cii decisioni prese sia in prefettura che direttamente
a Roma: le autorità ritenevano necessario dare a Milano - culla non a caso del
riformismo e non dell'estremismo - una "lezione" affinché le anime più modera-
te e disponibili della Sinistra fossero obbligate ad abbracciare le tesi più estremi-
stiche dello scontro frontale. Solo così i tentativi di alcuni liberai democratici alla
Giolitti, da sempre disposti ad aprire canali di confronto sia con i social-riformi-
sti che con i cattolico-democratici, avrebbero visto svanire ogni speranza pelloro
progetto. Era necessaria un'azione di forza, ben superiore al tradizionale inter-
vento della questura.
(14) Il volantino recitava: "Compagni! Lavoratori! ( ... ) spetta a voi - poiché il Governo
né vuole né sa - antivedere e provvedere a che la disperazione popolare non sia spinta oltre.
A voi spetta di evitare nuove stragi" (Fabio Fabbri, I moti de/1898, cit., p. Il).
(15) Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccar;s, cit., p. 7.

