Page 166 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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150 MARCO CUZZI
"È giusto chiedersi a questo punto", ha scritto Alfredo Canavero, "se la pro-
clamazione dello stato d'assedio fu una decisione presa esclusivamente dal gover-
no, o se vi fu, in qualche misura, richiesta di tale provvedimento da parte degli
ambienti moderati ( ... )" (24).
A parte la questione, ancora aperta su chi effettivamente avesse richiesto
la proclamazione (il sindaco Giuseppe Vigoni, il prefetto Winspeare, Bava Bec-
caris) sempre nel caso in cui essa fosse stata decisa dal governo per induzione
(25) _, era evidente che la decisione fosse stata presa in seguito a notizie sempre
più allarmanti provenienti dal capoluogo lombardo. Tale urgenza, associata alla
volontà di esercitare sull'opposizione il già citato "giro di vite", convinse il
governo ad autorizzare lo stato d'assedio per Milano. Immediatamente il
comandante del III Corpo d'armata emanò il seguente proclama:
"1. Sono annullati tutti i permessi di porto d'armi; quelli che possedes-
sero armi da fuoco dovranno versarle nel circondario di Milano, a
questa questura centrale e per altri Circondari alle rispettive Sotto-
prefetture. ( ... ).
2. Rimane vietato ogni assembramento per le vie, e gli abitanti dovranno
rincasare non più tardi delle ore 23.
3. Finché durano gli attuali disordini i pubblici esercizi verranno chiusi
alle ore 21.
4. Sotto la responsabilità dei vari inquilini, verificadosi conflitti per le vie,
si dovranno chiudere le persiane che prospettano le vie medesime.
5. I telegrammi privati che danno informazioni sui presenti disordini non
saranno ammessi se non dietro il visto di questo Comando.
6. I contravventori alle presenti disposizioni, saranno deferiti ai Tribunali
Militari, come pure vi saranno deferiti i rivoltosi.
7. Le autorità dipendenti cureranno l'esecuzione del presente Decreto" (26).
(24) Alfredo Canavero, Milallo e la crisi di fine secolo (1896-1900), cit., p. 174.
(25) Per Valera un ruolo fondamentale fu ricoperto da giornali conservatori quali "La
perserveranza" e il "Corriere della Sera", definiti "i suggeritori di Bava Beccaris" (Paolo Valera,
I cannoni di Bava Beccaris, cit., p. 17). Si tenga conto che già il 5 maggio a Firenze, per motivi
analoghi, il generale Heusch aveva proclamato parimenti lo stato d'assedio: la decisione gover-
nativa per Milano rientrava quindi in un disegno più globale, esulante dalla specifica situazione
del capoluogo lombardo.
(26) Documento riportato in: Il '98 a Milano. Fatti, personaggi, immagini, cit., doc. 11.

