Page 163 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO  E  L'ORDINE  PUBBLICO:  IL  CASO  DI  MILANO  (1898)       147


            Alle  tredici,  come  da disposizioni  di  Del  Majno,  furono inviati  a Radicati  a
        Palazzo Reale due battaglioni del 47° fanteria, che avrebbero dovuto controllare la
        zona di  piazza  Duomo.  In seguito giunse  nei  pressi della Pirelli  un battaglione del
        sr fanteria  al  comando  del  maggiore  Luchino  Montuori.  Dopo  avere  lasciato
        all'interno  della  fabbrica  un  plotone  di  presidio,  il  resto  dell'unità  si  spostò al
        parco  del  Trotter,  per  controllare  il  crescente  assembramento  di  scioperanti.  I
        manifestanti  si  spostarono quindi  verso il  centro,  concentrandosi  in  via  Torria-
        ni (16),  dove aveva sede la locale caserma di  polizia. A questo punto, il  maggiore
        Montuori abbandonò il Trotter e si  diresse  verso il  nuovo assembramento, facen-
        dosi  precedere  da alcuni  plotoni.  I dimostranti,  alla  vista  dei  soldati,  lanciarono
        una fitta sassaiola.  I "regolamentari" tre squilli di  tromba inaugurarono la  "batta-
        glia di Milano".  Dinanzi a quella che Del Majno descrive come una "folla sempre
        più inviperita", la truppa aprì il  fuoco.  Le versioni circa l'inizio degli scontri, come
        accadrà anche in seguito, sono molto differenti.  Per  Paolo Valera,  il  primo sangue
        fu  fatto  versare  dall'agente  Violi,  che  raggiunta  via  Torriani,  sparò  a  bruciapelo
        uccidendo  l'operaio Silvestro  Savoldi.  Di  altro  avviso  è  il  Del  Majno, secondo il
        quale  l'esercito  rispose  al  fuoco  dei  rivoltosi.  Un  successivo  colpo  di  rivoltella,
        forse  accidentale - come sostiene il  Valera,  e cioè  proveniente dalla pistola di  un
        altro  agente  (17)  - o  forse  di  un  dimostrante,  - come  sostiene  Del  Majno  (18)  -,
        uccise subito dopo il Violi. A quel punto, i distaccamenti del sr aprirono il fuoco,
        lasciando a terra quattro morti e due feriti gravi tra i dimostranti; dall'altra parte,
        si registrarono sette soldati e un ufficiale feriti  lievemente dai sassi.
            Qualunque sia stata l'origine dei moti, "l'eccidio di  Bava Beccaris era co-
        minciato" (19).
             In  serata  un  assembramento  in  piazza  Duomo  fu  sciolto  dalla  truppa  di
        Radicati,  fortuitamente  aiutata  da  un  improvviso  acquazzone  che  contribuì  a
        disperdere i civili.  La  calma della notte fu  apparente e satura di  funesti  presagi.
        La  mattina  di  sabato  7  maggio  il  prefetto Winspeare  ordinò  a  Del  Majno  di
        consegnare tutte le truppe nelle caserme, salvo un battaglione del 58° fanteria e
        uno squadrone di Cavalleggeri di  Lodi, dislocati  nel  parco del Trotter, a mo' di
        guardia  agli  eventuali  movimenti  di  manifestanti.  Le  autorità  non  ritenevano



             (16)  Situata tra l'attuale Stazione centrale e corso Buenos Aires (allora corso Loreto).
             (17)  Ibidem,p.9.
             (18)  Comando della  Divisione  territoriale di  Milano,  cito  Si  tenga conto che  tra i dimo-
        stranti,  oltre  a frange  estremiste  dotate di  vecchi  residuati  bellici  o  fucili  da  caccia, è  possibile
        che siano apparsi  tanto elementi della malavita meneghina  (la cosiddetta ligèra  o  la teppa), con
        antichi conti da regolare con gli agenti, che provocatori prezzo lati dalle stesse forze dell'ordine.
             (19) Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccaris, cit., p.  lO.
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