Page 160 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
P. 160
144 MARCO CUZZI
dall'incremento dei trasporti mercantili marittimi, aveva comportato un abban-
dono delle culture europee e una sempre maggiore dipendenza dei mercati dai
Paesi transoceanici. Lo scoppio della guerra ispano-americana, il conseguente
blocco del commercio tra i due continenti e l'aumento dei noli marittimi avevano
comportato un'impennata dei prezzi del grano, che ebbe una diretta conseguenza
sul costo del pane, già elevato a causa dei dazi doganali voluti dal governo. La
sinergia di questi fenomeni, unita alle notizie delle repressioni compiute nel resto
del Paese, scatenarono la piazza di Milano (7). La risposta fu un utilizzo su larga
scala dell'esercito, già dislocato in città alcuni giorni prima l'inizio delle manife-
stazioni e organizzato in modo tale da far emergere più di un sospetto circa la
ricerca, da parte delle autorità politiche, di un "giro di vite" da applicare al più
presto nel capoluogo lombardo. In vista dell'azione, il Governo aveva richiamato
quarantamila uomini, senz'altro motivo che un impiego all'interno del territorio
metropolitano (8).
Già ilio maggio le autorità di Pubblica sicurezza avevano ottenuto dalla
Divisione territoriale di Milano del III Corpo d'armata un distaccamento di fan-
teria e quattro squadroni di cavalleria (9). Il prefetto Antonio Winspaere e il que-
store Vittorio Minozzi, dinanzi al programmato richiamo alle armi della classe
1873, e ai sospetti popolari che tale fatto potesse sottintendere una prossima
mobilitazione generale per l'ennesima e temuta avventura coloniale (lO), avevano
richiesto ai presidi lo stato d'allerta. Tuttavia le autorità militari parevano mal-
sopportare tale subordinazione. Emblematico fu il commento del tenente gene-
rale Luchino Del Majno, comandante della Divisione territoriale di Milano:
"Rammentando che l'impiego delle truppe quando è affidato alla Autorità di P.S.
(7) Fabio Fabbri riporta un breve elenco dei principali incidenti dei "fatti di maggio"
1898, immediatamente precedenti ai moti milanesi: "Due morti a Minervino Murge (Bari) il 2
maggio; tre morti e venti feriti a Bagnacavallo (Ravenna); cinque morti a Molfetta (Bari) e tre
feriti ad Ascoli Piceno il 3 maggio; un morto a Piacenza il 4 maggio (nello stesso giorno a
Torre Annunziata, provo di Napoli, si assaltano i molini); quattro morti a Sesto Fiorentino, tre
a Soresina (Cremona) e uno a Livorno, durante violenti scontri avvenuti il 5 maggio" (Fabio
Fabbri, I moti del 1898, La Nuova Italia Editrice, Milano, 1998, p. 11).
(8) Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Volume settimo: La crisi di fine seco-
lo e l'età giolittiana, Feltrinelli, Milano, 1995, p. 52.
(9) Alfredo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo (1896-1900), Sugarco edizioni,
Milano 1976, p. 162. Sciolto nel 1866 dopo Custoza, dove agli ordini del generale Morozzo
della Rocca era stato distaccato a supporto dell'Annata del Mincio, il III Corpo d'armata di
Milano era stato ricostituito nel giugno 1877 dall'allora ministro della Guerra Mezzacapo.
(lO) Alfredo Canavero, Milano 1898: tumulti e repressione, in: Il '98 a Milano. Fatti,
personaggi, immagini, a cura di Alfredo Canavero e Giovanna Ginex, Mazzotta, Milano,
1998, p. 15.

