Page 170 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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violenta e sanguinosa scarica di fucileria, lasciando sul terreno numerosi morti
tra i civili e operando parecchi arresti. La "battaglia del Carrobbio e di San
Lorenzo" terminò, ma Del Majno preferì lasciare presso le colonne un presidio di
due compagnie sino al termine delle operazioni.
Gli scontri avevano sempre piò convinto il tenente generale della natura
rivoluzionaria della rivolta, ormai definita "sommossa":
"Debbo far rilevare", avrebbe scritto Del Majno nella sua relazione conclusi-
va, "la non comune abilità dei rivoltosi nello scegliere il punto di resistenza nel
Corso di porta Ticinese e nelle modalità di occupazione. Scelsero la strozzatura
nel Corso di porta Ticinese che il Colonnato di San Lorenzo taglia longitudinal-
mente e stringe maggiormente l'occupazione degli archi del ponte; l'immediata
vicinanza del naviglio (all'epoca ancora scoperto - NdA) che taglia le linee di
operazione; le barricate forti, sempre precedute da altre deboli ma sufficienti a
forzare la truppa a temporaneo arresto; le barricate costrutte nelle vie viciniori di
G. Giacomo Mora e Pioppette per guardarsi i fianchi, sono una riprova assoluta di
un piano prestabilito e ben studiato, e danno prova altresì che lì vi si trovano uomi-
ni tatticamente esperti a dirigere e coordinare la resistenza" (31).
Un'ulteriore riprova dell"'organizzazione militare" della rivolta era data, secon-
do l'ufficiale comandante, dal continuo invio da parte dei manifestanti di staffette in
bicicletta che informavano il loro "comando" degli spostamenti della truppa.
Vinta la l'esistenza in Ticinese, Del Majno riprese l'organizzazione della piaz-
zaforte del Duomo. Contemporaneamente all'iniziativa militare si ebbe l'azione
politica, che si esplicitò con lo scioglimento della stampa "sovversiva". Per ordine
di Di Rudinì, nella duplice veste di presidente del Consiglio e di ministro
dell'Interno, furono sciolti il repubblicano "l:ltalia del Popolo", il radicale "Il
Secolo", i socialisti "Lotta di Classe" e "Critica Sociale"; i redattori delle testate
vennero arrestati dai militari. Da notare come, almeno sino al termine della
repressione, non si ebbero analoghe misure contro i circoli clericali e cattolico-
democratici né contro "l:Osservatore cattolico" ('Ul.
Bava Beccaris fece stampare un manifesto che obbligava tutti i milanesi a
versare le armi personali in un deposito ad hoc approntato in piazza della Scala;
nel giro di alcune ore furono raccolte circa diecimila pezzi, tra rivoltelle e fucili,
(31) Comando della Divisione territoriale di Milano, cito
(32) Bava Beccaris voleva chiudere anche il quotidiano di don Albertario_ Tuttavia si
ebbe l'intervento diretto di Di Rudinì, attento a non inimicarsi il partito clericale (Alfredo
Canavero, Milal/o e la crisi di fil1e secolo (1896-1900), ciL, p. 180). Le cose sarebbero cambia-
te dopo il lO maggio, quando don Albertario avrebbe chiuso il giornale per protesta, perdendo
in tal modo la "tutela" governativa.

