Page 169 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO  E  L'ORDINE  l'UBllI.ICO:  IL.  CASO  DI  MII.ANO  (1898)   153

         il  battaglione fu  distribuito  nelle strade attigue a  via  Torino,  in  modo da attac-
         care  l'ostacolo  alle  spalle.  Il  l°  battaglione  del  57°  e  due  compagnie  del  58°,
         comandati  dal  maggiore  Giardina,  assaltarono  la  barricata  frontalmente,  ripe-
         tendo  l'azione  di  via  Palestro  e  schiacciando  i  rivoltosi.  Al  fianco  si  schierò  il
         generale  Radicati,  che,  lasciata  via  Palestro,  si  stava  dirigendo  con una  compa-
         gnia  di  bersaglieri  a  liberare  da  un  presunto  assedio  la  caserma  di  piazza
         Sant'Eustorgio.  Al  contempo,  dalla cintma esterna  accorsero  il  2° e  il  4° squa-
         drone  dei  Lancieri  di  Firenze  che  incalzarono il  resto  della  "colonna  Duomo"
         dei manifestanti rimasta dietro la zona degli scontri.
             "Il  terrore  è  indicibi le",  scrisse  Valera,  "le  donne  sbalordite,  scolorate,
         disfatte,  trascinano  gli  uomini  ostinati  con  la  voce  della  disperazione,  e  gli
         uomini sembrano allucinati.  Hanno gli  occhi  fuori  dell'orbita,  la  faccia  cadave-
         rica  e  sembrano  intontiti  c  incapaci  di  riprendere  il  passo.  Lo  sgomento  mi
         impedisce  di  muovermi  ( ... ).  I..:orgoglio  personale è  naufragato.  Tutti  corrono,
         corrono,  corrono  e  poi  si  fermano  come  soffocati,  incominciando  le  parole
         senza finirle,  tirando su  il  grembiule  per asciugarsi  gli  occhi,  mettendo le  mani
         alla  fronte  con  accenti  disperati,  restando  lì  instupiditi,  insensati,  pallidi  come
         la  morte, senza riuscire a riaversi" (30).
             Le  barricate venivano  cosÌ  vieppill  travolte  dalle  due lente avanzate  delle
         unità  di  fanteria  di  Montuori,  Giardina  e  Radicati  provenienti  da  Duomo,  e
         dei  lancieri  provenienti  dal  fondo  di  corso Ticinese.  Dalle finestre  e  dai  tetti  i
         soldati  erano  bersagliati  da  un  fitto  lancio  di  sassi,  tegole  e  - sempre  a  detta
         del  Del Majno - colpi  d'arma  da  fuoco.  All'altezza  del  largo  del  Carrobbio le
         due  avanzate  si  bloccarono  dinanzi  ad  una  grossa  barricata,  alta  un  metro  e
         mezzo.  Il  comando  dalla  questura  ordinò  la  solita  azione  d'aggiramento,
         impiegando  la  la compagnia  del  5T al  comando di  un  sergente  milanese  per-
         fettamente a  conoscenza del  dedalo di  vie  a  destra del  Carrobbio, e  inviandola
         in  via  San  Vito,  in  via  della  Chiusa  c  in  via  Crocifisso.  La  compagnia  sbucò
         quindi dietro la  barricata, sbaragliandone i difensori,  nuovamente ritrovatisi in
         una morsa.  Giunto in  piazza Sant'Eustorgio, Radicati "liberò" la caserma da un
         assedio assai  meno preoccupante di  quanto sembrasse o  si  volesse far  credere e
         quindi, dopo avere lasciato colà una compagnia di  bersaglieri, con il  resto delle
         sue  truppe  risalì  nuovamente  la  direttrice  Ticinese-Torino  verso  il  Duomo.  Le
         unità di  Radicati furono tuttavia oggetto di  una sassaiola e di  colpi  di  arma da
         fuoco  provenienti dall'arco delle Colonne di  San  Lorenzo, ove si  erano arram-
         picati  alcuni  rivoltosi.  Del  Majno  inviò  quindi  in  aiuto  di  Radicati  il  tenente
         colonnello Citati con il  58° fanteria,  il  quale scatenò contro i manifestanti una



              (30)  Paolo Valera, I cal/luJlli di Bava  Beccaris, cit., p.  23-24.
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