Page 174 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                Bava Beccaris ordinò di  conseguenza un'azione a  dir poco esagerata, impie-
           gando un pezzo d'artiglieria per sfondare le  mura del convento e lanciare i solda-
           ti alla conquista dell'improbabile piazzaforte della rivolta.  La  vicenda è ricostrui-
           ta dal Valera:  "La muraglia venne sfondata in due minuti.  Il  cannone aveva fatto
           una larga breccia, nella prima muraglia vicino al  pilastro del cancello, dalla quale
           potevano passare tre  uomini  assieme.  I soldati  entrarono nel  cortile  a  baionetta
           in  canna  al  grido  di:  Vittoria!  Vittoria!  Non  vi  trovarono  che gli  ultimi  poveri
           che  fuggivano,  dopo  aver  aiutato  a  spalancare  la  postierla,  e  tre  cadaveri.  Il
           primo, mi  disse  il  Cerina (Luigi  Cerina, un mendicante - NdA), che era presente,
           venne ucciso mentre addentava in bocca l'ultima cucchiaiata di pasta ... " (40).
                Le truppe penetrarono in quella che Levra definisce una breccia più gran-
           de  di  quella  di  porta  Pia,  e  immediatamente  procedettero all'arresto  "di  ven-
           totto  pacifici  frati  e  una  quarantina  di  mendicanti  in  attesa  della  ciotola  di
           minestra" (41).
                Si  trattò di  un'iniziativa  indicata dagli  storici  come  la  più  tragica e  grot-
           tesca  di  tutta  la  repressione,  con  la  cannonata  contro  l'inerme  convento,
           l'arresto di  frati  e nel  complesso, un senso della  misura ormai completamente
           smarrito  da  parte  di  Bava  Beccaris,  Del  Majno  e  i  loro  subalterni  (42).  Alla
           breccia  nel  convento  dei  frati,  i  soldati  fecero  seguire  una  sparatoria  contro
           ogni  sospetto  assembramento  nei  paraggi:  nel  corso  delle  ultime,  drammati-
           che  ore  di  repressione,  furono  uccise  secondo  Torelli-Voillier  non  meno  di
           quaranta persone (43).  La "battaglia di  porta Monforte", che Rochat e Massor-
           bio indicano  come  l'apice  della  "ubriacatura  della  repressione"  (44),  concluse
           le operazioni militari.



                (40)  Paola Valera, I caltllolli di Bava  Beccaris,  cit.,  p. 76.  Valera  riporta la  testimonianza
           di  Cerina,  con  la  patetica scena degli  ufficiali  che  angariavano  i mendicanti  e gli  alienati  pre-
           senti come se  fossero  pericolosi sovversivi; e quella di  frate  Isaia,  maltrattato e insultato ("fra-
           taccio cane") dai soldati (Ibidem, p. 87 e scg.).
                (41)  U.  Levra,  Il  colpo  di  stato della  borghesia.  La  crisi  politica di fine  secolo in  Italia.
            1896-1900, Fcltrinelli, Milano, 1984, p.  114.
                (42)  Alfredo  Canavero,  Milano  e  la  crisi  di  fine  secolo  (1896-1900),  cit.,  p.  184.  Da
            notare chc Bava  Beccaris, convinto non solo dclla giustezza dell'episodio  ma  anche di  una sua
           dimensione eroica da tramandare nei  ricordi,  ribattezzò la sua villetta di  campagna "Monforte"
            (Alfredo Canavcro, Milano  J 898: tumulti e repressione, cit., p.  20).
                (43)  Alfrcdo  Canavero,  Milano  e  la  crisi  di  fine  secolo  (1896-1900),  cit.,  p.  184;
            riportata nelle tcstimonianze di  Torelli-Voillicr.  Pcr Valera  i morti dclla giornata crano stati
            una ventina (Paola Valera,  I cannoni di  Bava  lleccaris, cit., p.  97).
                (44)  Giorgio  Rochat,  Giulio  Massorbio, Breve  storia  dell'esercito  italiano dal  1861  al
            1943, cit., p.  145, n.  21.
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