Page 174 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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158 MARCO CUZZI
Bava Beccaris ordinò di conseguenza un'azione a dir poco esagerata, impie-
gando un pezzo d'artiglieria per sfondare le mura del convento e lanciare i solda-
ti alla conquista dell'improbabile piazzaforte della rivolta. La vicenda è ricostrui-
ta dal Valera: "La muraglia venne sfondata in due minuti. Il cannone aveva fatto
una larga breccia, nella prima muraglia vicino al pilastro del cancello, dalla quale
potevano passare tre uomini assieme. I soldati entrarono nel cortile a baionetta
in canna al grido di: Vittoria! Vittoria! Non vi trovarono che gli ultimi poveri
che fuggivano, dopo aver aiutato a spalancare la postierla, e tre cadaveri. Il
primo, mi disse il Cerina (Luigi Cerina, un mendicante - NdA), che era presente,
venne ucciso mentre addentava in bocca l'ultima cucchiaiata di pasta ... " (40).
Le truppe penetrarono in quella che Levra definisce una breccia più gran-
de di quella di porta Pia, e immediatamente procedettero all'arresto "di ven-
totto pacifici frati e una quarantina di mendicanti in attesa della ciotola di
minestra" (41).
Si trattò di un'iniziativa indicata dagli storici come la più tragica e grot-
tesca di tutta la repressione, con la cannonata contro l'inerme convento,
l'arresto di frati e nel complesso, un senso della misura ormai completamente
smarrito da parte di Bava Beccaris, Del Majno e i loro subalterni (42). Alla
breccia nel convento dei frati, i soldati fecero seguire una sparatoria contro
ogni sospetto assembramento nei paraggi: nel corso delle ultime, drammati-
che ore di repressione, furono uccise secondo Torelli-Voillier non meno di
quaranta persone (43). La "battaglia di porta Monforte", che Rochat e Massor-
bio indicano come l'apice della "ubriacatura della repressione" (44), concluse
le operazioni militari.
(40) Paola Valera, I caltllolli di Bava Beccaris, cit., p. 76. Valera riporta la testimonianza
di Cerina, con la patetica scena degli ufficiali che angariavano i mendicanti e gli alienati pre-
senti come se fossero pericolosi sovversivi; e quella di frate Isaia, maltrattato e insultato ("fra-
taccio cane") dai soldati (Ibidem, p. 87 e scg.).
(41) U. Levra, Il colpo di stato della borghesia. La crisi politica di fine secolo in Italia.
1896-1900, Fcltrinelli, Milano, 1984, p. 114.
(42) Alfredo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo (1896-1900), cit., p. 184. Da
notare chc Bava Beccaris, convinto non solo dclla giustezza dell'episodio ma anche di una sua
dimensione eroica da tramandare nei ricordi, ribattezzò la sua villetta di campagna "Monforte"
(Alfredo Canavcro, Milano J 898: tumulti e repressione, cit., p. 20).
(43) Alfrcdo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo (1896-1900), cit., p. 184;
riportata nelle tcstimonianze di Torelli-Voillicr. Pcr Valera i morti dclla giornata crano stati
una ventina (Paola Valera, I cannoni di Bava lleccaris, cit., p. 97).
(44) Giorgio Rochat, Giulio Massorbio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al
1943, cit., p. 145, n. 21.

