Page 177 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO  E  L'ORDINE  PUBBLICO:  IL  CASO  1)1  MILANO  (IR9H)      161

             Il  3  giugno  il  sindaco  Vigoni  riunì  il  consiglio  comunale,  il  quale,  con
        l'eccezione  di  tre  consiglieri,  si  alzò  in  piedi  per  rendere  omaggio al  generale,
        "la  cui  opera  intelligente ed  energica  ha  salvato  la  città  nostra  da grave  jattu-
        l'a"  (D),  Il  6  giugno  re  Umberto,  con  un  telegramma  pubblico,  conferì  a  Fio-
        renzo  Bava  Beccaris  la  croce  di  grand'ufficiale  dell'Ordine  militare  di  Savoia:
        "Ho preso  in  esame",  scriveva il  sovrano al  regio commissario e,  significativa-
        mente  alle  "truppe"  (non  alla  cittadinanza),  "la  proposta  delle  ricompense
        presentate  dal  ministro  della  guerra  a  favore  delle  truppe  da  lei  dipendenti  e
        col darvi  la  mia approvazione fui  lieto e  orgoglioso di  onorare le virtll  di disci-
        plina,  abnegazione  e  valore  di  cui  esse  offersero  mirabile  esempio.  A  Lei  poi
        personalmente  volli  conferire  'mOlU  proprio'  la  Croce  di  Grand'Ufficiale
        dell'Ordine  Militare  di  Savoia  per  rimeritare  il  grande  servizio  che  Ella  rese
        alle  istituzioni  e  alla  civiltà  e  perché  le  altesti  col  mio  affetto  la  riconoscenza
        mia e della Patria" (54).
             Per contro, e  il  fatto è emblematico del  malumore che serpeggiava  in  alcu-
        111  settori  di  un  esercito  d'origine  risorgimentale  trasformato  in  gendarmeria
        borbonica,  un  ufficiale  subalterno  che  aveva  comandato  un  reggimento  di
        cavalleria durante le  repressioni, Crotti de'  Rossi  di  Costigliole, disgustato dalla
        violenza  scatenata  sui  civili,  "( ... )  rifiutò  la  Croce  di  Savoia  concessagli  per  la
        condotta  tenuta  in  quelle  critiche  e  dolorose  circostanze,  dichiarando  non
        doversi  distribuir premi  per le lotte fraterne.  Fu  messo in  disponibilità ed allora
        abbandonò il  servizio" (55).
             Il  J 6 giugno, infine,  Ibva Beccaris fu  nominato senatore del  Regno (56).
             Alla  repressione  militare  e  alle  immediate  operazioni  cii  polizia  politica,
        seguì  l'applicazione  della  giustizia  militare.  Nel  corso  dei  tumulti,  l'esercito  e  la



             (5.3)  I tre consiglieri che si  rifiutarono di  partecipare alla  manifestazione di  stima verso  il
        regio commissario straordinario furono  Luigi  Majno,  Francesco Angiolini  e  Corrado Carahelli
        (Alfredo Canavero, Milal/o  1898: tUInl/lti e repressiol/e, cit.,  p.  23).
             (54)  Documento riportato in:  li '98 a Milal/o.  Fatti,  personaggi,  inllnagini, ciL, doc.  16,
             (55)  Generale  Ernesto  Dc  Rossi  di  Costigliok,  La  l'ila  di  II/I  ufficiale  italial/o  fino  alla
        guerra,  Milano,  Mondadori,  1927,  p.  124-125.  L'autore,  parente  dell'ufficiale,  aggiungeva:
        "Per mio conto, lo ammirai altamente".
             (56)  Il  24 giugno Bava  l\cccaris rispose a  Di  RudinÌ, che lo  aveva informato della  nomi-
        na:  "Carissimo  Presid,  e  amico,  ho  avuto  la  partecipazione  della  mia  nomina  a Senatore.  E
        cosÌ  si  è  realizzata  lIna  speranza,  che  ho  sempre  avuto,  cii  poter  far  parte  cii  questo  insigne
        consesso  da  te  cosÌ  nobilmente  presiedmo.  Mi  affretto  a  presentarti  i  miei  riverenti  ossequi
        assieme  alle  espressioni  della  mia  antica amicizia"  (J)ocumento  riportato  in:  li '98 a Milano.
        Fatti,  persol/aggi,  ill/II/agil/i, ciI., doc.  16his).
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