Page 176 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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           fatiche  incontrate  nel I ' adempimento  di  un  dovere  quant'altro  mal  1I1crescioso,
           ufficiali  e  soldati  abbiano  dato  prova  ciel  più  alto  sentimento  di  disciplina  e  di
           virtù militari e cittadine" (4'l).
               La  fase  politica  si  perfezionò  con  l'arresto  cii  centinaia  di  persone,  tra  cui
           alcuni  dirigenti  politici  cii  primissimo  piano cOllle  Turati, Anna  Kuliscioff,  Costa,
           Rondani  e  altri  ancora,  che  si  aggiunsero  ai  gi;\  arrestati  direttori  dci  giornali
           "sovversivi".  Nel  tardo  pomcriggio del  'lO  maggio  il  "Corriere della  Sera" - atte-
           stato  su  posizioni  di  netto  sostegno  all'iniziativa  militare - poteva  uscire  con  un
           articolo  di  fondo  chc  dichiarava  con  soddisfazionc:"La  tranquillità  pubblica  è
           ristabilita e Milano ( ... ) ha  ripreso il  suo aspetto ordinario. Gli  operai dappertutto
           tornati al  lavoro" C'iO).
               Le  truppe  mantcnncro  il  fermo  controllo  della  città  e  della  provincia  sino
           al  6  scttcmbre  successivo,  quando  fu  revocato  lo  stato  d'assedio.  Nel  corso
           dell'estate  1898  Bava  lkccaris si  comportò comc  il  capo di  un esercito stranicro
           d' occu pazionc,  fatto  che  a  qualche  anziano  non  poté  che richiamare alla  mente
           l'epoca  di  Radetzky  e  del  conte  Gyulai.  Fu  proibito  l'utilizzo  di  biciclette,  tal1-
           de111s  e  tricicli  in  tutto  il  tcrritorio  provinciale;  sin  dall'Il  maggio  erano  stati
           militarizzati  i  ferrovieri;  furono  sospesi  gli  abbonamenti  ferroviari  per  gli  stu-
           denti  dell'Università  di  Pavia;  vennero  inviate  pattuglie  d'esplorazionc  lungo  il
           confine con la  Svizzcra con  lo  scopo di  bloccarc sospette "tracimazioni" sovver-
           sive o  fughe in territorio clvctico; per lo stesso  motivo lo stato d'assedio fu  este-
           so anche nel comasco (51).  Il  "feroce monarchico Bava" che, come recitava la tri-
           ste e nota canzone popolare coniata immcdiatamcnte dopo le repressioni, dinan-
           zi  alla "plebe che pan  domandava, con il  piombo la  plcbe sfamò", si  sarebbe tra-
           sformato  in  un odioso Feld/wm111al1dal1t  o  meglio  nella copia di  un governatore
           zarista senza scrupoli, chc con  pugno di  ferro  avrcbbe guidato per  122 giorni  la
           seconda città del  Paese  (52).



                (49)  Ibidem.
                (50)  "Corriere clelia Sera",  10-11  maggio  189R,  p.  I.
                (51)  Alfredo Canavero, Milano 1898: tUl/lulti e repressiol/e,  cit.,  p.  21.  Can<1vero  riporta
           che Bava  Beccaris fece  finanche espellere da Milano e dal  Paese  un  corrispondente dci  britanni-
           co "Dai I)'  l\1ail" che aveva  sospettato lIna  prossima caduta della  monarchia  in  seguito alla  rea-
           zione popolare alle sanguinose repressioni (Ibidem,  p.  23).
                (S2)  Valera  definiva  il  regio commissario straordinario CO!lle  "il vecchio rimbambito che
           nasconde  la  testa  nella sabbia come  la  testuggine  per non  udire  le  maledizioni che imperversa-
           no intorno al  suo capo" (Paolo Valera, l  call1/Olli di Balla Heccaris,  cit., p. 4).
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