Page 173 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO  E  L'ORDINE  PUBIILlCO:  IL  CASO  DI  MILANO  (189H)      157


              La  situazione  appariva  pressoché  ricomposta;  al  comando  della  questura
         giunsero  tuttavia  notizie  circa  l'arrivo  dai  sobborghi,  dai  "Corpi  santi"  (37),  da
         Pavia e persino dal confine svizzero di  alcune colonne di  manifestanti in rinforzo
         ai  compagni di  Milano. Lunedì 9 maggio, scartata l'idea iniziale di  fare  riaprire le
         fabbriche  anzitempo,  il  Regio  commissario  straordinario  optò  per  un'ultima
         ondata repressiva, imbeccato dagli  industriali  preoccupati di  un ritorno negli opi-
         fici  di  "teste ancora calde" (38).
              Deciso a stroncare qualsiasi  tentativo di  recrudescenza dei  moti,  Bava Becca-
         ris  chiese  ed  ottenne  l'arrivo  a  Milano  di  due  brigate.  La  prima,  al  comando  del
         generale  Marras  fu  dislocata  in  Duomo,  per  l'impolpare  la  piazzaforte  dopo
         l'estensione della zona di controllo verso le  porte cittadine; la  seconda, comandata
         dal  generale  Riva-Palazzi,  fu  inviata  all'Arena  per  controllare  l'area compresa  tra
         porta  Magenta  e  porta  ·Tenaglia.  Con  queste  nuove  unità,  Del  Majno  applicò  la
         terza  fase  delle operazioni, che prevedeva una  tenuta delle porte e un  allargamen-
         to verso i sobborghi periferici. Le  notizie circa l'arrivo di  rinforzi di  rivoltosi dalla
         provincia  furono  confermate  dali 'occupazione  delle  cascine  nella  zona  di  porta
         Monforte, all'epoca rivolta verso l'aperta campagna.  Il  comandante della divisione
         inviò  uno  squadrone dei  Lancieri  di  Milano,  appartenente alla  brigata  di  Marras,
         comandato  dal  colonnello  Volpini.  I  lancieri  assalirono  le  cascine,  liquidando  la
         resistenza e procedendo a decine di  arresti. Tùttavia la  situazione nella zona orien-
         tale  della  città  non  era  ancora  del  tutto  sotto  controllo.  Dai  suoi  informatori  di
         Pubblica sicurezza, Bava  Beccaris venne a conoscenza dell'occupazione da parte di
         rivoltosi  di  alcune  case  poste  sulla  circonvallazione  compresa  tra  porta Venezia  e
         porta Monforte.  Informato,  Del  Majno inviò  le  unità  di  Marras, che scatenarono
         una scarica  di  fucileria  contro le  finestre  e  i balconi,  con  la  solita motivazione  di
         avere risposto a colpi d'arma da fuoco provenienti dagli edifici.
              In  tale frangente accadde quello che sarebbe passato alla storia come l'epi··
         sodio più emblematico e  melodrammatico dei  moti  di  Milano:  "Pare", avrebbe
         scritto  il  comandante  della  divisione  milanese,  "che  più  frequenti  partissero  i
         colpi  dal  convento di  frati  all'angolo  del  Viale  Monforte e  Corso Concordia,  e
         non essendo  possibile  penetrarvi  per  l'altezza  del  muro  cii  cinta,  il  Colonnello
         Volpini  vi  fece  aprire  una  breccia  mediante  pochi  colpi  sparati  da  una  sezione
         del  6°  artiglieria,  per  la  quale  la  truppa  poté  penetrare ecl  eseguire  l'arresto di
         una sessantina di  persone  parte frati,  parte borghesi  appartenenti alle  più  basse
         classi sociali" (39).



              (37)  Si  trattava clegli  attuali quartieri periferici clelia città, allora separati da Milano.
              (38)  Alfeclo Canavero, Milano e la  crisi di fine  secolo (/896-19()()), cit., p.  183.
              (39)  Comanclo clelia  Divisione territoriale di  Milano, cito
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