Page 208 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                Tuttavia la  presenza continua di  bande indigene armate in zone praticamen-
           te  al  di  fuori  dal  controllo  italiano diretto,  determinava che  il  capo  della  banda
           esercitasse  anche  poteri  amministrativi  e  giudiziari,  trasformandosi  in  vero  e
           proprio  feudatario,  ostile  alla  completa  italianizzazione  del  territorio  da  lui
           amministrato.  Dopo Adua,  stabilizzatesi  le  relazioni  con  l'Abissinia,  il  Governo
           comprese  che  il  consolidal11ento  italiano  nell'intera  colonia  non  avrebbe  potuto
           compiersi  mantenendo  al  potere  l'antica  organizzazione  feudale  e  così  le  bande
           furono  smembrate  poco alla  volta,  riducendo  il  soldo  ai  gregari  inducendoli  ad
           arruolarsi  nelle  truppe  regolari, spostando\e  nel  territorio,  imprigionando i capi
           più  rappresentativi e  i più  riottosi.

                A  conclusione  di  questa  succinta  relazione  si  riporta  quanto  scrisse  a  pro-
           posito dei  battaglioni eritrei, il  maresciallo Emilio  De  gono, certamente non uno
           stratega,  ma  altrettanto  certamente  un  ottimo  troufJier,  buon  conoscitore  di
           uomini  e  di  reparti:  "L'Eritrea  è  stata  sempre  per noi  una  miniera  di  ottimi  sol-
           dati.  Ottimi  sotto tutti  i punti  di  vista,  ma specialmente da quello dell'affettuoso
           attaccamento  al  proprio  superiore.  Cascal'o  eritreo  ha  profondo  il  senso  ed  il
           culto della giustizia.  Disciplinato nel  più  rigoroso senso della  parola, si  ribella di
           fronte  a  ciò che egli  stima ingiusto.  Per  lui  l'arruolamento è  un  contratto bilate-
           rale con  il  Governo;  entrambe le  parti  debbono  mantenere i  patti; essi  non  ven-
           g0l10  a  transazione  e  sul  punto  diritti  e  doveri  non  accettano  né  imposizioni  e
           tanto meno discussioni.
                Un  reparto,  comanclato ad  un  servizio  che  non  gli  spetta,  trattenuto  in  una
           località  più  del  tempo stabilito,  fa  un  abiet,  che  Ilon  è  se  non  un  atto  passivo  di
           protesta,  per  far  cessare  il  quale,  occorre  la  persuasi va  azione  del  comandante,
           che  in  qualche  guisa  deve  riparare  alla  causa  determinante  l'avvelluto  abiet.
           Occorrono,  quindi,  per comandare reparti  eritrei,  ufficiali  dotati  di  speciali  qua-
           lità che,  in  massima,  possiedono solo coloro che sentono il  fascino  della  Colonia
           e  delle  truppe di  colore.  L:ufficiale  di  reparto  indigcno 11011  si  improvvisa,  anche
           quando  possiede la  passione coloniale ed  ha elevati  lo spirito ed il  senso militare.
           Occorre  un  tirocinio  fatto  sotto  i  vecchi  del  mestierc,  che  hanno  acquistato  il
           fiuto delle truppe che comandano.  Quelli che  i conoscitori chiamano con dispre-
           gio gli  insabbiati  SOIlO,  in  fondo,  gli  ufficiali  che  più  rendono.  Poco  danno  se
           hanno in loro qualche cosa dci  lanzichcnecco; alll1ol11cnto buono sono quelli che
           si  prestano  Cl  qualunquc  più  pazza  imprcsa,  sicuri  che  i  loro  ascari  li  seguono,
           senza  che  essi,  in  testa  sul  ll1uletto,  sentano  il  bisogno  di  voltarsi  indietro  per
           verificare se qualcuno si  ferma" (II).



                (II)  Emilio  De  Bono,  l.a  preparazùJ/le  e le  prime o/Jerazio/li,  Roma,  lstinlto  Nazionale
           fascista  di  cultura,  19.16.
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