Page 196 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            in caso di necessità, poteva essere impiegata in ogni servizio ferroviario. Anche gli
            ufficiali,  tranne quelli  dello Stato Maggiore  (R.D.L.  14 giugno  1925) proveniva-
            no,  su  base  volontaria,  dall'amministrazione  ferroviaria  purché,  in  precedenza,
            avessero  rivestito  il  grado  di  ufficiale  nell'esercito,  anche  se  non  sempre  il  loro
            grado  nella  Milizia  corrispondeva a  quest'ultimo  o  alla  loro  qualifica  professio-
            nale.  Così  nel  1929  su  13  consoli  (colonnelli)  comandanti  di  altrettante  legioni
            soltanto  quattro provenivano  dal  "gruppo N',  otto erano di  "gruppo B"  ed  uno
            era soltanto "capo-stazione di  P  classe" (9).  Si  capisce,  quindi,  perchè, in  genere,
            gli  ufficiali  tendessero a  continuare a prestare servizio attivo  nella Milizia  Ferro-
            viaria invece di  rientrare nei  ranghi dell'amministrazion.e, com'era esplicitamente
            previsto. La Ferroviaria era infatti distinta in due aliquote, una "in servizio" e l'al-
            tra  "a  disposizione",  continuando ad  attendere  alle  proprie  mansioni  ordinarie,
            salvo  ad  esser  richiamata in  caso  di  necessità  (treni  speciali  per ragazzi  delle  co-
            lonie estive, per le  mondariso e per le  gestanti che, dalla Francia, venivano a par-
            torire  in  Italia).  Inizialmente  (1923)  erano  in  servizio,  come  media  giornaliera,
            151  ufficiali e 1121  militi (lO),  poi, con l'espansione della Milizia fino  a  14 legio-
            ni  - una per ogni compartimento ferroviario  - si  arrivò nel  1929 a 348  ufficiali
            e 4365 sottufficiali e militi in servizio e 971  ufficiali e  16.831 sottufficiali e mili-
            ti  a disposizione (Il). Chi erano, allora, questi niiliti?  Nel 1929, tra 10 e 2° bando,
            per quasi la  metà erano ex-combattenti o  mutilati  (quindi ultratrentenni)  mentre
            gli  altri  erano "provati  fascisti,  non dell 'ultim' ora" (12),  anche perché in  quell' an-
            no si  stavano eliminando 3246 militi  di  2° bando non iscritti al  partito.
               La  Ferroviaria  continuò ad espandersi:  nel  1936,  con elementi volontari,  co-
            stituì una XV  Legione  destinata ad operare per 16 mesi in Africa  Orientale,  sulla
            linea Gibuti-Addis Abeba.  Nel  1938 contava 5302 tra ufficiali, sottufficiali e mili-
            ti in servizio attivo e 30.700 a disposizione. In  15 anni aveva avuto oltre 50 caduti
            in  servizio,  sei  dei  quali  in  A.O.1. (13)  Alla  vigilia  della  II  Guerra Mondiale la  Fer-
            roviaria  contava  14  legioni,  48  coorti  e  15 O comandi  di  stazione,  era ormai  un
            meccanismo ben rodato che, al suo interno, provvedeva anche al benessere dei suoi
            uomini  e delle  loro famiglie,  con casermette,  mense e  colonie.  Durante la  guerra
            la  Milizia  Ferroviaria estese  la  sua  attività alla  Slovenia  e alla  Dalmazia,  giungen-
            do addirittura ad avere una stazione a Zagabria, in  Croazia, il  cui governo, d'altra
            parte, desiderava istituire una milizia ustascia ferroviaria a sua imitazione.



                (9)  A.C.S.,  P.C.M.,  1931-33, 1-1-12-8101.
               (lO)  A.C.S.,  P.C.M.,  1924,  1-2-1-2781.
               (11)  A.C.S.,  P.C.M.,  1931-33, 1-1-12-8101.
               (12)  Ibidem.
               (13)  In  "Milizia  Ferroviaria - XV Annuale" - Roma 1938.
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