Page 317 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  PROPAGANDA DELLA  NAZIONE ARMATA                                   299


          Né i documenti militari sono più teneri nel  descrivere la reale situazione e
       lo stato d'animo del Paese. La rappresentazione del fronte interno fatta dai ver-
       tici  militari  fu  sempre  più  drammatica,  esplosiva,  e  perciò  anche  coraggiosa,
       perché realistica fino  a rappresentare la  prossima catastrofe. 1..:11  marzo 1943,
       infatti,  il  Comando Supremo  scriveva  in  un  appunto  al  Duce (34):  "Se  al  qua-
       dro complessivo  della situazione militare si  aggiunge  quello non meno impor-
       tante  della  situazione  interna  del  Paese,  sorgono  forti  dubbi  sulla capacità  di
       resistenza della nazione.  In  modo particolare, le  popolazioni soggette ai  bom-
       bardamenti  aerei,  e  sono  quelle  delle  grandi  città,  sopportano  con  malcelata
       rassegnazione  i pericoli e i disagi, e se  ancora non tentano di  ribellarsi,  certa-
       mente guardano con ansia la  fine  di  questo loro tormento, fine  che auspicano
       in  quaiunque forma  possa prodursi.
           Questo stato d'animo non può che incidere in  modo deleterio sui combatten-
       ti.  La  conclusione è dolorosamente grave.  La  capacità di  resistenza nostra è assai
       debole oggi e lo sarà ancor di più domani ... In tale condizioni occorre valutare se
       il  nostro sacrificio sarà utile per la  vittoria finale.  Solo  in  questo caso sarà nostro .
       dovere e nostro interesse subirlo.  Ma nel caso contrario la  Patria non può chiede-
       re  ai  suoi figli  il suicidio; chiederà invece ad essi  la salvezza dalla distruzione".
           A maggio veniva ancora ribadito a Mussolini:  "Gli italiani non mancano di  pa-
       triottismo, ma non si  può pretendere che essi  reggano oltre un certo limite quan-
       do le speranze in un epilogo vittorioso della guerra vanno di giorno in giorno sempre
       più affievolendosi ... Il  combattente oggi  non vive  più  tranquillo e non può com-
       piere in piena serenità il  proprio dovere di  soldato perché è assillato  dal  pensiero
       che i propri cari sono come lui  e più di  lui  esposti a mortale pericolo.  Ed al  com-
       battente non può oggi  più giungere l'incitamento dei  familiari  che sono anch'essi
       sulla linea del  fuoco".
           La  caduta del regime fascista il 25  luglio aprì un apparente spiraglio di sol-
       lievo.  I carabinieri della sa Armata annotarono (35) come ufficiali,  truppa e po-
       polazioni sembrassero  sollevati  "dalla cappa  di  piombo  che  portava ad essere
       preoccupati dal  progresso del  nemico in Sicilia, dalla materiale impossibilità di
       contrapporre alle  forze  anglo-americane adeguati  mezzi  di  offesa  e di  difesa  e
       dagli  incessanti bombardamenti aerei  delle  nostre città".
           Ma  immediatamente  dopo,  scomparse le  euforie  che  seguono  la  caduta di
       ogni regime totalitario, e che si  ripetono nei rituali dell'abbattimento dei segni di
       quel  regime,  fu  registrata  una generale "indifferenza" al  cambio  di  Governo.  Le
       attenzioni della gente erano rivolte infatti ad altri avvenimenti, come le distruzioni,



           (34)  AUSSME,  fondo  IT, busta  12/6.
           (35)  AUSSME,  fondo  IT, busta  12/4.
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