Page 313 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  PROPAGANDA  DELLA  NAZIONE ARMATA                                  295


       Anche se  al  termine della campagna, giornalisti e pubblicisti  finirono  per pubbli-
       care scritti favorevoli alle armi italiane; neanche a dirlo, la voce più autorevole si
       levò in  Inghilterra e fu  quella del generale Fuller (29).

           Durante la  campagna  in  Spagna,  il consenso  fu  altrettanto elevato.  Pare  op-
       portuno, in  merito, aprire una brevissima parentesi.  Ormai le  documentazioni di-
       sponibili non danno più spazio alle fantasiose e false ricostruzioni di soldati inviati
       con l'inganno in Spagna.  I militari sapevano bene di andare a combattere in quel-
       le terre. Più volte, come attestano i documenti (30), furono diramati e resi noti prov-
       vedimenti  a  favore  dei  combattenti  in  Spagna  e  dei  loro  familiari,  più  volte  i
       comandi stigmatizzarono  la  scarsa  serietà  con  cui  furono  svolte  le  operazioni  di
       richieste e di  spedizioni di  "volontari per qualsiasi destinazione":  in pratica, la se-
       gretezza dell'invio di truppe in Spagna  fu  un  segreto di  Pulcinella (31).
           Fanno  da  riscontro,  a  quanto affermato,  le  relazioni  della  censura.  Infatti le
       segnalazioni  misero  in  rilievo  come  le  corrispondenze censurate  o  tolte  di  corso
       riguardassero soprattutto l'invio di  notizie e indiscrezioni di carattere militare, la-
       mentele  per i  disagi  e  il  rancio,  annotazioni  amorose  con sistemi  occulti  e  segni
       convenzionali, citazione di morti e feriti,  notizie allarmistiche di  atrocità dei "ros-
       si", lettere con fotografie compromettenti o oscene. Nelle corrispondenze dei vo-
       lontari nessun accenno e nessuna lamentela fu  rilevata circa l'invio in Spagna con
       l'inganno,  nessuna  ribellione  per tale  motivo  fu  segnalata  nelle  carte che  hanno
       per  materia  l~  disciplina,  nessuna  segnalazione  di  espressioni  antifasciste  o  anti-
       militariste  fu  annotata, come si  cercò di  accreditare in  seguito, non solo in dubbi
       contributi storiografici,  ma  anche in  una certa diaristica affetta da  pentitismo.
           Le  preoccupazioni  espresse  nelle  lettere  derivarono  dalla  carenza  di  notizie
       che i volontari avevano della loro stessa partecipazione al conflitto, dalle false  no-
       tizie che provenivano sulla presunta immoralità delle proprie donne rimaste a ca-
       sa, dalle allarmistiche voci ~ulle "barbarie" e sugli eccidi che i rossi commettevano.
           Neanche  le  numerose perdite registrate (alla fine  furono contate 11.740 per-
       dite  fra  morti  e  feriti,  su  un  totale  di  40.000  uomini  inviati)  suscitarono  ap-
       prensioni  nel  Paese  e  fra  i  volontari.  Ancora  alcune  relazioni  della  censura,
       redatte dal  Servizio Informazioni Militare, testimoniavano come  in  tutta la  cor-
       rispondenza esaminata non vi  fossero  accenni  a proteste,  né "la minima frase di
       imprecazione", nonostante fosse  annotato in alcune corrispondenze "un senso di




           (29)  L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore R.  Esercito commissionò al generale John F.C.
       Fuller il  volume Le grandi battaglie del  mondo Occidentale, che  fu  pubblicato  nel  1939.
           (30)  AUSSME,  fondo  M  7,  buste  151,  154,  162
           (31)  Nicola della Volpe,  Esercito e  Propaganda  fra  le  due guerre, op.  cito
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