Page 314 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             rassegnazione",  corroborato  però da  "fiducia  in  un avvenire  migliore".  Mentre
             provocavano rimostranze tra i volontari le indebite appropriazioni di successi mi-
             litari da parte dei nazionalisti spagnoli e il disconoscimento dei  propri meriti.
                Successe,  ad  esempio,  dopo  la  battaglia  di  Santander,  quando  nel  ricordare
             l'evento in  una  festa  celebrata a Salamanca  nel  maggio  1937, l'oratore ufficiale
             dimenticò che si  festeggiava in onore degli italiani e affermò, fra "entusiastiche e
             convinte acclamazioni", che l'esercito e lo  Stato Maggiore spagnolo erano "fra i
             primi  del  mondo".  E  fu  ancora  l'atteggiamento  degli  spagnoli  una  delle  cause
             principali della crisi, poi superata, che fu  rilevata soprattutto nei reparti delle di-
             visioni "Frecce" nel  1938.
                1940-1943.  Nel  1940(32), allo  scoppio del  conflitto, si  avvertì un clima di  fi-
             duciosa attesa;'le recenti, vittoriose esperienze di guerra in Etiopia e in Spagna ave-
             vano  galvanizzato  gli  animi,  La  seguente  rapida  campagna  al  fronte  occidentale
             innescò inoltre l'illusione di una breve durata della guerra; allo stesso modo l'avan-
             zata  temporanea  in  Africa  Orientale,  come  l'arresto  dell'offensiva  britannica in
             Africa Settentrionale, fecero  prevedere ulteriori e facili  successi.

                Anche  il  morale  del  fronte  interno era abbastanza 'buono, e quindi favoriva
             e teneva alto lo spirito delle truppe al fronte; ricordo che nella storia delle guer-
             re  il  morale  del  fronte  interno è  stato sempre determinante per un alto  spirito
             delle  truppe.  La  gente  incoraggiava  e incitava  i combattenti,  l'attività antifasci-
             sta  dei  gruppi  politici  risultava insignificante,  quella sovversiva era limitata alla
             ormai  endemica e fisiologica  attività dei gruppi allogeni alla frontiera orientale.
                Nessuna manifestazione di antimilitarismo fu  annotata, l'entusiasmo dei solda-
             ti e la voglia di battersi aumentava appena essi avevano notizia di un prossimo im-
             piego al  fronte,  quello  di  marinai ed avieri era elevatissimo alla  partenza per una
             missione.  Sembrava davvero che  la  guerra fosse  una necessità inevitabile; la cam-
             pagna  d'odio tessuta dalla propaganda di  regime aveva  raggiunto i suoi obiettivi.
             Scrivevano i militari dali' Africa Settentrionale:  " ... gli inglesi sono scappati tutti, e
             quelli rimasti servono a lustrarci le  scarpe la mattina ... "(33).



                (32)  Perché  nessuna  lettura soggettiva io  possa fare  del  morale  e del  conseguente anda-
             mento, ovvero calo del consenso, dal 1940 al  1943, ritengo di dover ancora puntualizzare che
             per questo periodo ho utilizzato esclusivamente le  lettere di civili e militari, le  relazioni della
             censura epistolare, le  relazioni dei Comandi sullo spirito delle truppe e delle popolazioni. Non
             ho  utilizzato,  invece,  relazioni  della  polizia  politica  o simili,  perché  le  ritengo  troppo  legate
             alla  personalità degli  estensori e,  troppo spesso, compilate ad "arte".
                (33)  Per  le  annotazioni  relative  alla  censura  cfr.  i diari  storici  del  Servizio  Informazioni
             Militari  1940-1943, che  contengono  le  relazioni  redatte sulla  scorta  delle  Commissioni  pro-
             vinciali  di  censurai vedi anche Nicola della Volpe, Werden  wir es jemals schaffen,  nach ltalien
             heimzukehrel1?", in Andere Helme - Al1dere Mel1schen,  Klartext Verleg,  Essen  1995.
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