Page 314 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 314
296 NICOLA DELLA VOLPE
rassegnazione", corroborato però da "fiducia in un avvenire migliore". Mentre
provocavano rimostranze tra i volontari le indebite appropriazioni di successi mi-
litari da parte dei nazionalisti spagnoli e il disconoscimento dei propri meriti.
Successe, ad esempio, dopo la battaglia di Santander, quando nel ricordare
l'evento in una festa celebrata a Salamanca nel maggio 1937, l'oratore ufficiale
dimenticò che si festeggiava in onore degli italiani e affermò, fra "entusiastiche e
convinte acclamazioni", che l'esercito e lo Stato Maggiore spagnolo erano "fra i
primi del mondo". E fu ancora l'atteggiamento degli spagnoli una delle cause
principali della crisi, poi superata, che fu rilevata soprattutto nei reparti delle di-
visioni "Frecce" nel 1938.
1940-1943. Nel 1940(32), allo scoppio del conflitto, si avvertì un clima di fi-
duciosa attesa;'le recenti, vittoriose esperienze di guerra in Etiopia e in Spagna ave-
vano galvanizzato gli animi, La seguente rapida campagna al fronte occidentale
innescò inoltre l'illusione di una breve durata della guerra; allo stesso modo l'avan-
zata temporanea in Africa Orientale, come l'arresto dell'offensiva britannica in
Africa Settentrionale, fecero prevedere ulteriori e facili successi.
Anche il morale del fronte interno era abbastanza 'buono, e quindi favoriva
e teneva alto lo spirito delle truppe al fronte; ricordo che nella storia delle guer-
re il morale del fronte interno è stato sempre determinante per un alto spirito
delle truppe. La gente incoraggiava e incitava i combattenti, l'attività antifasci-
sta dei gruppi politici risultava insignificante, quella sovversiva era limitata alla
ormai endemica e fisiologica attività dei gruppi allogeni alla frontiera orientale.
Nessuna manifestazione di antimilitarismo fu annotata, l'entusiasmo dei solda-
ti e la voglia di battersi aumentava appena essi avevano notizia di un prossimo im-
piego al fronte, quello di marinai ed avieri era elevatissimo alla partenza per una
missione. Sembrava davvero che la guerra fosse una necessità inevitabile; la cam-
pagna d'odio tessuta dalla propaganda di regime aveva raggiunto i suoi obiettivi.
Scrivevano i militari dali' Africa Settentrionale: " ... gli inglesi sono scappati tutti, e
quelli rimasti servono a lustrarci le scarpe la mattina ... "(33).
(32) Perché nessuna lettura soggettiva io possa fare del morale e del conseguente anda-
mento, ovvero calo del consenso, dal 1940 al 1943, ritengo di dover ancora puntualizzare che
per questo periodo ho utilizzato esclusivamente le lettere di civili e militari, le relazioni della
censura epistolare, le relazioni dei Comandi sullo spirito delle truppe e delle popolazioni. Non
ho utilizzato, invece, relazioni della polizia politica o simili, perché le ritengo troppo legate
alla personalità degli estensori e, troppo spesso, compilate ad "arte".
(33) Per le annotazioni relative alla censura cfr. i diari storici del Servizio Informazioni
Militari 1940-1943, che contengono le relazioni redatte sulla scorta delle Commissioni pro-
vinciali di censurai vedi anche Nicola della Volpe, Werden wir es jemals schaffen, nach ltalien
heimzukehrel1?", in Andere Helme - Al1dere Mel1schen, Klartext Verleg, Essen 1995.

