Page 311 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 311
LA PROPAGANDA DELLA NAZIONE ARMATA 293
1925-1935. Non è discutibile il consenso che Mussolini ed il suo regime ot-
tennero dalle masse nel periodo della preparazione (23). Nessun dubbio sulle abi-
lità comunicative e sul carisma del Duce; egli riuscì a muovere e a coagulare intorno
a sé quella folla che si era sentita sempre esclusa dalla storia, dal potere decisio-
nale come dalla quotidianità dello Stato. Non solo nel Paese, ma anche all'este-
ro, tra gli emigranti, la gens italica riemergeVa dalla nullità e non si sentiva più
abbandonata, umiliata e offesa.
Con molta abilità, egli rese le masse potenti e illuse protagoniste delle deci-
sioni che adottava in loro nome. Masse composte non solo dalla media e piccola
borghesia, ma anche dal proletariato e dal sottoproletariato, questi ultimi schiac-
ciati tra intellighenzia, aristocrazia e borghesia da un lato, e dal rivoluzionarismo
di sinistra dall'altro (24). •
Non è da dimenticare infatti che - a parte frange di classe operaia - conta-
dini, manovali, piccoli artigiani erano esclusi da ogni forma partecipativa della
cosa pubblica dall'alto come dal basso, ed erano in molti casi tagliati fuori dal-
le più misere opportunità di sopravvivenza economica dai propri stessi simili,
da coloro che appartenevano alle loro stesse classi. In alcune regioni fortemen-
te politicizzate nessuna possibilità di lavoro essi avevano se non erano iscritti a
leghe e cooperative.
Insoluta era rimasta, per finire, la questione meridionale; mezza Italia, quel
Sud ormai isolato ed escluso da ogni forma di progresso, nessun beneficio aveva
ricevuto dopo aver versato un pesante contributo di sangue alla grande guerra.
Nessuna meraviglia può suscitare l'adesione ed il consenso che queste masse,
che erano state abbandonate e svilite, diedero all'idea e all' "uomo nuovo"; in
fondo, veniva venduto loro un prodotto che cercavano, e che si identificava nel
sogno e nella speranza per le quali ancora sopravvivevano.
(23) È quasi superfluo citare l'imponente opera di Renzo De Felice in materia, tanta è la
sua not<;>rietà e validità; segnalo, per l'analisi degli strumenti di persuasione utilizzati dal fasci-
smo, il contributo fondamentale di l'hilip V. Cannistraro, La fabhrica del consenso. Fascismo e
mass media, Bari 1975.
(24) Ancora oggi l'adesione elel proletariato al fascismo è un fenomeno oscuro, non
studiato. Mancano, infatti, nella storiografia del fascismo, ricerche di ampio respiro e stu-
eli statistici sulle componenti sociali dei nazionalisti, elei fasci di combattimento, dei volon-
tari fiumani, degli squaelristi, dei partecipanti alla marcia su Roma, elei volontari della Milizia.
Pertanto, non è ancora possibile stabilire scientificamente quale peso ebbero piccola bor-
ghesia e proletariato nell'affermazione del fascismo, e su quale classe sociale gravitò l'ago
della bilancia.

