Page 315 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  PROPAGANDA DELLA NAZIONE ARMATA                                    297


           La musica cambiò alla fine dell'anno, con l'apertura del fronte orientale, o dei
       Balcani  (greco-albanese-iugoslavo)  il  28  ottobre 1940. L'asprezza della lotta fece
       sorgere dubbi fra le truppe sulla facilità di una vittoria contro i greci, mentre l'av-
       vio  del moto pendolare della guerra in Africa fugò  le  eccessive velleità;  nessuno,
        né  militare  né civile,  ebbe più  fede  nella guerra  rapida.  Il  timore  costante per il
       prolungarsi del conflitto e per il prevedi bile aumento dei fronti di guerra provocò
       nella gente e nei militari le prime " ... aspirazioni alla pace ... ", come fu  annotato
       nelle relazioni della censura.
           Una  ripresa  dello  spirito  fu  messo  in rilievo  nella  primavera,  dopo la  vittoria
       in Grecia e la rapida invasione della Jugoslavia; ma il morale di  militari e civili or-
       mai  altalenava  fra  "stelle  e stalle", e  nel  1941  si  ebbe  una  progressiva condanna
        del  conflitto. Si  passò dalla speranza che la guerra terminasse, a gennaio,  ("finisse
        almeno presto"), fino  alle aperte esecrazioni di  maggio  ("maledetta guerra").

           Ancora qualche fiammata  di  rilievo  si  ebbe per  la  "guerra santa", soprattutto
        fra le truppe, con l'apertura del fronte russo, ma poi fu una corsa inarrestabile ver-
        so  la china:  a luglio  fu  convinzione comune che "la guerra è fatta  solo dai  pove-
        ri",  a  settembre  iniziarono  anatemi  e  propositi  di  vendetta  contro imboscati  e
        profittatori:  "ci vorrebbe il  plotone d'esecuzione".
           Nonostante  il  "morale  alto  al  fronte"  nelle  segnai azioni  dello  spirito  delle
        truppe  elaborate  dai  comandi,  nei  militari  crescevano  le  preoccupazioni  per  i
        reimpieghi  su  fronti  diversi,  specialmente  in  quei  combattenti  che  avevano  già
        dato il  proprio contributo alla guerra e che aspiravano ad un meritato riposo in
        Patria,  presso le  famiglie.

           Ad  agosto si  acuirono gli  attriti per le  licenze  non concesse, per i mancati av-
        vicendamenti,  per  il  comportamento  di  alcuni  superiori,  che  furono  apostrofati
        con espressioni irriguardose ed offensive. I giovani ufficiali, proiettati al fronte con
       scarsa preparazione e superficiali addestramenti, subirono accuse di  incapacità.
           A settembre  circolarono  proteste  per  lo  stato  sanitario,  l'insufficienza  del
        rancio, la carenza della posta e la  manomissione dei  pacchi postali. A ottobre le
        lamentele e i mugugni diventarono nelle relazioni del censore "vibrate proteste".

           Fu  registrato anche un calo del  morale e dello spirito combattivo delle trup-
       pe  in  Russia,  inizialmente le  più  agguerrite fra  quelle  al  fronte.  I primi congela-
       menti provocarono un diffuso timore per la carenza di  "armi" contro il generale
        inverno, e ripetute furono le  richieste  di  adeguati equipaggiamenti.

           Su  tutti i fronti,  inoltre,  incisero  sul  morale  le  deprimenti  notizie  da casa che
       sfuggivano  (a volte di  proposito) alle  maglie della censura:  miseria,  fame,  latitanza
        delle strutture assistenziali  dello Stato,  danni  e lutti  provocati  dai  bombardamenti
        diventarono una litania continua.
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