Page 402 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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               Gli  attentissimi  occhi  degli  esperti  dei  principali  eserciti hanno potuto consoli-
            dare i giudizi già in precedenza espressi. Cesercito italiano era una grande massa, ma
            esclusivamente di  uomini muniti solo  dell'armamento individuale ed assolutamente
            privi di  qualsiasi mezzo corazzato idoneo ad una rapida guerra di  movimento.
               La ristretta mentalità delle alte gerarchie del "ventennio" intesa anche a sfrut-
            tare i vantaggi  della illogica  riforma "Pariani" che consentiva rapidi avanzamen-
            ti  di  carriera (2)  era solita non distogliere le  proprie idee da quella concettuale del
            dittatore  che,  sulla  base  di  quanto  verificatosi  ai  tempi  dell'avventura  africana,
            continuava a cullarsi in sogni  imperiali  poggiati solo su  potenza di  facciata.
               Purtroppo  il  quadro  idilliaco  svanì  al  momento  del  rispetto  degli  obbli-
            ghi  derivanti  dal  cosiddetto  patto d'acciaio,  firmato  con  assoluta  superficia-
            lità  sulla  base  del  solo  testo  presentato  dai  tedeschi.  Mentre  questi  stavano
            per  precipitare  il  mondo  nella  seconda  guerra  mondiale  ed  esigevano  il  ri-
            spetto di  quanto sottoscritto, gli  italiani dovettero manifestare la propria im-
            possibilità all'azione per mancanza di  materie prime. Alla richiesta di precisazioni
            venne  fuori  la  famosa  lista  che  "avrebbe ammazzato un  toro" (3)  ed  una  non


                (2)  La  riforma  Pariani  che  modificò  la  struttura dell'esercito  italiano  nel  '38  venne  bol-
            lata  dai  detrattori come  una delle cause che  avrebbero provocato il  disastro della  nostra  par-
            tecipazione al  secondo conflitto mondiale.  Le  si  rimproverava in  particolare l'aver aumentato
            solo  simbolicamente  il  numero  delle  divisioni,  privandole  di  uno  dei  reggimenti  di  fanteria
            previsti. Ciò per adeguarsi sia alla megalomania del Capo del  Governo che continuava ad esa-
            gerare  le  possibilità belliche del  paese, sia  per venire  incontro alle  aspirazioni  della gerarchia
            che vedeva  un congruo aumento degli  alti  gradi.
            Invece lo spirito informatore della riforma non era errato. Era il  primo tentativo di creare unità
            più  agili  dci  passato  privilegiando  la  qualità  alla  quantità  e  l'armamento  moderno alla  massa
            degli  uomini  poco armati.
            Logicamente si  sarebbero  dovuti  avere  i mezzi  tecnici  e  le  armi  necessarie  o  almeno  i soli  au-
            tomezzi per consentire alle divisioni alleggerite di  operare rapidamente e celermente. Ma l'eser-
            cito  italiano  non  possedeva nulla di  simile.
            Verso  la  metà del  1942 (a  guerra ormai  perduta)  venne sperimentato  in  Africa  Settentrionale,
            un nuovo tipo di  divisione,  la AS  42 nella quale venivano applicati i principi della riforma Pa-
            riani anche se con mezzi tecnici moderni  molto limitati, soprattutto nel campo delle possibilità
            autonome di  trasporto.
            Anche con tale nuova unità, secondo il generale Roatta, "il deserto conservò per le nostre unità,
            il proprio paralizzante valore".
            Tuttavia alla  prova dei  fatti  soprattutto se  ben  rifornita,  la  divisione  nuova  rimase  adatta a
            svolgere solo  funzioni  di  arresto.
                (3)  Sulla "lista che ammazzerebbe un toro" si  è discusso ed ironizzato a lungo.  Resta  la ama-
            ra considerazione  relativa alla  impreparazione, alla superficialità ed alla faciloneria tale da rasenta-
            re  la  dabbenaggine, con le  quali  gli  enti responsabili dell'epoca affrontarono sia  la  firma  del  patto
            di  acciaio,  sia  le  sue  vincolanti  implicazioni.  Rimane  il  mistero  sulle  valutazioni  che  la  Germania
            potè trarre da simile comportamento dell'alleata e sulle sue effettive potenzialità militari. Un atten-
            to  studio avrebbe  senza  meno evidenziato quali  negativi  risvolti  avrebbe  rappresentato  un  nostro
            intervento nel conflitto, come poi effettivamente avvenne con il  fallimento della guerra parallela .




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