Page 403 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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AlTlVITÀ DI POLIZIA ECONOMICA DELLA GUARDIA DI FINANZA A TUTELA DELL'ECONOMIA DI GUERRA 385
meglio definita posizione di "non belligeranza" che dimostrò alle gerarchie mi-
litari di tutto il mondo le reali dimensioni e possibilità del nostro strumento
militare.
Come si sia deciso dopo appena nove mesi l'intervento nel conflitto, fa par-
te non della storia ma della psicologia storica. A distanza di oltre 60 anni
dall'evento ancora non è stato possibile penetrare quali fossero gli intendi-
menti di Mussolini nel dichiarare una guerra con l'intento di non combatterla
(difensiva su tutti i fronti).
Per rimanere nel quadro dell'argomento occorre considerare come e con
quali risorse la dichiarata guerra venne combattuta.
Il nome del generale Favagrossa non dice molto ai superficiali lettori interes-
sati alle vicende del nostro intervento nel conflitto mondiale. Fu suo merito se
riuscimmo a resistere per più di tre anni in una conflagrazione generale, per af-
frontare la quale, a detta dei massimi esperti non solo nazionali, l'unica arma mo-
derna che sapemmo apprestare fu il valico alpino del Littorio sul confine tedesco? (4).
I giudizi, come vedremo, sono contrastanti. Fu però sua cura raccogliere
ovunque fosse possibile le materie prime necessarie ad alimentare lo sforzo mili-
tare, indirizzarle razionalmente agli stabilimenti di produzione, curare le misure
idonee ad impedire accaparramenti o settorializzazioni ingiustificate che avrebbe-
ro potuto provocare momenti di mancata produzione sino al collasso. Fu logica-
mente necessario rivolgersi a quanto di meglio offriva il paese nel campo della
specializzazione tecnica e la Guardia di Finanza mise a disposizione il proprio
personale più preparato. Vedremo come tale collaborazione venne sviluppata.
Basti per il momento la considerazione che la produzione dei nostri princi-
pali stabilimenti continuò, senza apprezzabili scosse sino all'armistizio ed anche
oltre fino alla conclusione della guerra con la salvaguardia degli impianti e del-
le scorte, che saranno la base di quello che negli anni Cinquanta è passato alla
storia economica come il "miracolo" italiano del dopoconflitto.
In allegato, un articolo sulla politica economica e finanziaria di guerra segui-
ta dall'allora ministro delle Finanze Thaon di Revel. È da notare il tono di fidu-
cia che ancora ispira l'azione governativa, anche se siamo al 9 novembre 1942,
un giorno dopo lo sbarco degli anglo-americani in Africa che in pratica determinò
la sconfitta finale dell'asse.
(4) Considerazione del generale Roatta nel suo volume Otto milioni di baionette. In
pratica dedicammo la maggior parte delle nostre risorse a garantirci dall'alleato.

