Page 398 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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380 MARIA GABRIELLA PASQUALINI
commerciale dovuta ad inadempienza di contratti sottoscritti, per lucrare maggiori
guadagni. Anche a Bologna dall'estate del 1942 diverse industrie dovettero so-
spendere l'attività produttiva per mancanza di materie prime: si erano fermati va-
ri reparti tornitori e montatori, per mancanza di metalli. Nel luglio del 1942 la
crisi dell'industria era galoppante: chiudevano stabilimenti industriali (12), i~ nu-
mero preoccupante. Inoltre era stata nei mesi precedenti affannosa la ricerca di
combustibile per riscaldamento e la situazione difficile annunciava una penuria an-
cora più forte per l'inverno che doveva venire: gli inverni di guerra sarebbero sta-
ti molto freddi, sia per la temperatura che per l'atmosfera generale e la convinzione
sempre più forte che si stava andando verso una amara sconfitta.
Al fronte si registrava un vivissimo malcontento e le critiche dei militari dei
reparti dislocati su tutti i fronti e nel territorio metropolitano per l'insufficienza
della razione di viveri e di pane. "Il pane che ci danno è assolutamente insuffi-
ciente e pochissimo ... , non sappiamo più dove sbattere la testa, la fame ci tor-
menta di continuo, però spero presto che mi arrivi il pacco che vi ho chiesto e che
appena passato otto giorni che l'avete spedito ne fate subito un altro, se c'è mo-
do non voglio morire di fame ... " Nelle lettere dei militari del 1942 la fame e il
pane sono il motivo ricorrente di notizia e lamentela e nell'agosto iniziano anche
i giudizi nei confronti con gli altri eserciti: la prudenza viene abbandonata per la
disperazione. Molte erano le lamentele perché i pacchi arrivavano a destinazione
o troppo tardi o ampiamente manomessi.
Sono forti le critiche all'opera dei Comandi militari delle zone occupate scrit-
te ormai assai chiaramente nella corrispondenza dei militari: "non passano troppi
giorni in cui non si senta che qualche compagnia alpina, dico compagnie, non plo-
toni, è stata parte massacrata e parte fatta prigioniera per l'incredibile leggerezza
dei nostri superiori. Dopo sette mesi circa dall'inizio della rivolta i nostri Comandi
non sono riusciti a capire che inviare dei piccoli reparti in mezzo ad un terreno
montuoso significa sacrificarli al completo. I sistemi dell'avversario ormai si co-
noscono: attaccano solamente quando sono sicuri di avere una superiorità nume-
rica schiacciante: ebbene lo crederesti? I nostri vengono mandati all'attacco sicuro
o probabile in condizioni di assoluta inferiorità numerica ... ", così scriveva il sot-
totenente G.B. del 43° rep. salm P.M.60 a Elena B. a Mogliano di Treviso (13l: e
questo è uno dei tanti casi di critiche in lettere poi "opportunamente" censurate.
Dai documenti sembra essere il 1942 l'anno in cui emergono chiaramente i pri-
mi segni di qualcosa che veniva chiamato "disfattismo" nei vari ceti, rurali com-
presi: a Fara Novarese, nel febbraio del 1942, erano stati rintracciati manifestini
(12) S.l.M., cit., R. 1400.
(13) S.l.M., cit., R.1395.

