Page 396 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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378 MARIA GABRIELLA PASQUALINI
po' macinato ma se fanno così non so questa estate come si farà a lavorare se
non avremo il pane da mangiare tralascieremo tutto anche il lavoro e lascieremo
lavorare quelli che vogliono la guerra" (7).
Era solo una goccia in un mare di gente che si arrangiava come poteva e spe-
culava dove voleva. I "mugugni" erano sempre più forti; il risentimento nei cen-
tri rurali per l'obbligatoria consegna del frumento e le modalità con le quali
consegnarlo era forte; il gelo aveva pregiudicato in alcune zone il raccolto del gra-
no, ma le autorità non intendevano credere a questa "scusa" per la diminuzione
del conferimento cerealicolo. Inoltre saliva il malcontento fra gli agricoltori pro-
prietari terrieri per le elevate pretese giornaliere dei braccianti.
"La difficile situazione alimentare verrebbe attribuita in parte ad abusi, ingiu-
stizie e incompetenza degli organi direttivi - Acri commenti ed apprezzamenti ver-
so le classi più abbienti per le maggiori possibilità che hanno di procurarsi generi
vari. Critiche all'opera degli agricoltori in Sicilia che avrebbero la tendenza di sot-
trarre dal mercato i prodotti agricoli. Le autorità comunali di Taormina dimo-
strerebbero scarso interessamento per la distribuzione dei generi alimentari ... " (8)
: così sintetizzava la relazione periodica del S.l.M., in base alla "revisione" della
corrispondenza effettuata dalle commissioni provinciali di censura postale. Il rac-
colto agricolo era sempre più misero e vi era grande preoccupazione fra gli agri-
coltori, anche per il timore, diffuso fra tutta la popolazione, di una ulteriore riduzione
della razione del pane che in seguito affettivamente fu ,decretato a 150 grammi a
testa. La paura di macinazione clandestina aveva anche dei comici risvolti, fosse-
ro essi veri o no, che però indicavano la disperazione dei singoli e la fattiva in-
ventiva di chi cercava in qualsiasi modi di opporsi a quelle che venivano ritenute
poco efficaci e soprattutto ingiuste attività governative: circolò voce infatti nell'ago-
sto del 1942 che nella provincia di Salerno si era arrivati a vietare la vendita dei
tritacarne, per evitare casalinghe macinazioni clandestine di grano. Anche il be-
stiame veniva progressivamente requisito acuendo il disagio di allevatori e consu-
matori. Iniziavano ad essere numerosi anche gli incitamenti a non seminare da parte
degli agricoltori nella convinzione di poter cosÌ provocare la fine della guerra, che
ormai si auspicava da più parti: " ...... andrebbe bene che non seminassero più
nessuno in tutto il Piemonte: cosÌ vedrete che la guerra finisce se non vengono
a casa i figli e non più seminare nessuno cosÌ finisce perché noi siamo già stan-
chi della cattiva vita ... "(9); molta ingenuità certamente, ma anche la dimostra-
zione che ormai apertamente si sfidava il regime e si chiedeva la fine del conflitto.
(7) S.l.M. cit., R. 1395, febbraio 1942, Costa-Cammiata a V. Costa, P.M.81.
(8) S.l.M. cit., R.1395.
(9) S.l.M., cit., R.1401, X - P.M.14 a X Monasterolo Savigliano.

