Page 391 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA PROPAGANDA E LA REALTÀ DEL FRONTE INTERNO 373
Il regime aveva saputo attrarre a sé il popolo italiano, specialmente nel primo
decennio: non si può negare che il Fascismo ha molto contribuito ad inculcare
nelle masse italiane il senso della nazione e soprattutto dell'unità dello Stato, an-
cora relativamente poco sentito in tutto il territorio e in alcuni strati della popo-
lazione, ma indubbiamente lo fece con una rottura ideologica rispetto al Risorgimento,
quando il concetto di Nazione si sposava con quello di libertà. Ben sappiamo che
soprattutto a sud, ancora il senso dell'appartenenza allo stato unitario era molto
tenue, dovuto ai problemi di vario genere che il meridione aveva avuto per l'unio-
ne con un nord più ricco e più industrializzato, che doveva mantenere la propria
economia, anche a prezzo della sofferenza grave di quella 'del sud. Inculcando il
giusto senso della nazione italiana, però il regime tralasciò l'altra parte della me-
daglia risorgimentale, cioè la libertà, entrando a gestire e razionalizzare ogni
aspetto della vita del cittadino, dalla culla alla tomba, e anche quello mentale.
Se vogliamo iniziare a dare una data ferma al calo del consenso popolare
forse dobbiamo risalire proprio al momento delle "inique" (come furono defi-
nite dalla propaganda) sanzioni imposte all'Italia dalla S.d.N. per la vicenda del-
la conquista dell'Etiopia: il momento più alto del consenso popolare, lo zenith,
dopo il quale iniziò la lenta discesa. Quelle sanzioni iniziarono a rodere alcune
certezze che si erano annidate, quasi come una malattia subdola, nella testa e
nel cuore degli italiani. L'autarchia era il motivo dominante di una propaganda
martellante, ma portava anche difficoltà nella vita di tutti i giorni. Quella stes-
sa autarchia che sarà un grave problema durante la guerra, quando iniziarono
a mancare gli approvvigionamenti e l'alleato tedesco non poteva o non voleva
inviare aiuti e rifornimenti.
La propaganda di regime, radio e cinegiornali, faceva grandi sforzi per spie-
gare in termini anche economicamente accettabili le condizioni imposte e l'af-
flusso "entusiastico" del popolo per la consegna dell'oro alla Patria, simboleggiata
dalla donazione delle fedi; questa "spontanea" corsa a "donare" non fu altro che
una nuova tassa estorta al popolo: chi poteva comprò un anello nuovo da conse-
gnare con grande esibizione di patriottismo; chi non poteva ne risentì come di un
furto perpetrato nei suoi confronti, anzi come una grave ingiustizia che andava a
ledere sentimenti tra i più forti dell'epoca, quando la famiglia era il secondo cen-
tro politico di una esistenza, essendo il primo, naturalmente il Partito Fascista. Le
stesse scene si ripeterono per la consegna del ferro alla Patria: insieme ai ferri-
vecchi, alle reti non più usate e arrugginite, insomma insieme anche agli avanzi di
cantina, dovettero essere donate, sempre con patriottico entusiasmo, nuove e vec-
chie cancellate, aggravando il senso di furto nei confronti dei cittadini, che ma-
gari con sacrificio avevano abbellito e/o difeso le proprietà.
Dunque nel 1936, all'apogeo del consenso popolare al regime e alla Mo-
narchia, con la creazione dell'Impero, iniziarono a mostrarsi chiaramente le

