Page 392 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           primissime sottili crepe  di  consenso alt' operato di  chi  governava.  È il  periodo in
           cui  gli  appetiti finanziari  di  gerarchi e gerarchetti aumentarono a dismisura,  an-
           che se  il  tasso di  corruzione rimase attorno ad un 3% che giunse fino  al  5%, du-
           rante la guerra, come registrato da un attento osservatore, per compiti di  istituto,
           il colonnello dei  Carabinieri, Giovanni Frignani, comandante del  Gruppo interno
           di  Roma,  dal  1940 al  luglio  1943 (3).  Gli  arricchimenti veloci  erano sotto gli  oc-
           chi di  tutti e "la gente mugugnava", anche se  ancora molto molto sottovoce.
              Nel  1938  il  re  Vittorio Emanuele  III  non seppe o  non volle  tirarsi  indietro
           e  firmò  le  leggi  razziali:  leggi  che  non  furono  comprese  dalla  massa  degli  ita-
           liani  e  non  potevano  esserlo  perché  la  comunità  ebraica  era  ben  integrata nel
           tessuto connettivo della società italiana; aveva combattuto per l'indipendenza e
           l'unità  italiana,  aveva  uomini  politici  in  Parlamento,  notevoli  personalità nelle
           scuole  e  nelle  università,  diplomatici  di  gran  valore.  Anche  il  cittadino  di  me-
           dia levatura e di  media cultura, che  prima non aveva esercitato l'arte del  "pen-
           sare" lasciandosi trascinare dalla corrente, iniziava ad avere dentro di sé un senso
           di  forte  disagio.  Quella  sulla  "razza  ariana"  e  sulla  sua  "purezza"  fu  una  pro-
           paganda forte  e sbagliata, che riuscì  a suscitare negli  animi germi di  rivolta an-
           che dove vi  era, per semplicità o per consuetudine, un consenso diffuso,  pur se
           piatto e scarsamente compartecipativo.
              La propaganda per l'entrata in  guerra a fianco  della Germania non aiutò il ri-
           fiorire  di  un  sentito consenso.  La  musica  tedesca  e la  ricchissima cultura germa-
           nica  erano  ben  conosciute  e  accettate  nella  classe  colta  italiana,  ma  l'italiano
           medio aveva  qualche difficoltà  a l'apportarsi alla  mistica  tedesca  del  nazismo:  la
           luce  del  sole  mediterraneo  non  si  sposava  facilmente  con  le  opprimenti  brume
           nordiche, fisiche  e culturali.

              L'entrata  in  guerra  fu  subito  sottolineata,  1'11  e  12  giugno  1940,  dai  bom-
           bardamenti  degli  inglesi  su  Torino,  Genova  e  Milano:  la  guerra,  che  in  Etiopia
           aveva  fatto feriti  e morti, era stata però lontana dalla madrepatria. I civili ne  ave-
           vano  risentito  per le  sanzioni,  ma  in  relativamente  piccola  percentuale  per  quel
           che  riguardava i lutti.  Ora invece  i bombardamenti sulle  città italiane del  nord e
           soprattutto sulla città industriale per eccellenza, Torino, portavano la guerra "sot-
           to casa", anzi  "a casa",  per coloro che avevano avuto l'abitazione o l'impresa di-
           strutta  dalle  bombe;  per  coloro  che  pur  non  partecipando  in  armi  al  conflitto,
           contavano i loro morti sotto le  prime  macerie.



               (3)  Documenti relativi presso l'Archivio Storico dell'Arma dei Carabinieri. Il  colonnello Fri-
           gnani, comandante del Gruppo interno della Legione di Roma, preso prigioniero clalle SS,  fu  giu-
           stiziato  il  24 marzo  1944 alle  Fosse  Ardeatine e decorato  di  Medaglia d'Oro al  Valor  Militare.
           Alla sua memoria è dedicata la caserma dei  Carabinieri che  in  Roma si  trova a Piazza in Lucina.
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