Page 389 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  PROPAGANDA  E  LA  REALTÀ  DEL  FRONTE INTERNO





                                                      MARIA  GABRIELLA  PASQUALINI



            È indubbio e ormai molto studiato il  dato storico che il  consenso popolare al
         regime iniziò ad incrinarsi in vari strati della popolazione ben prima dell'inizio di
         un  conflitto  per il  quale  faceva  anche  comodo  credere  che  si  sarebbe  risolto  in
         una guerra breve:  al  momento  in cui  la  popolazione  prese coscienza  dell'errore
         di valutazione, la delusione e l'amarezza abbassarono ancora di più la soglia di ac-
         cettazione per la grande serie  di  sacrifici  che venivano imposti.

            Il  consenso  popolare non  crollò  tutto insieme:  quanto di  quel  consenso  po-
         polare che  si  esternava  in  grandi  adunate,  in  massi ve  iscrizioni  al  Partito Nazio-
         nale Fascista era spontaneo e  quanto invece  era in  realtà già  quasi  estorto, dopo
         un  quindicennio  di  potere  fascista?  La  popolazione  indubbiamente aveva  soste-
         nuto  l'avanzare  del  regime,  ma sempre  più  spesso  mostrava  di  aderire  "entusia-
         sticamente",  costretta  dall'atmosfera  generale  per  ragioni  di  pura  e  semplice
         sopravvivenza, seguendo le  esternazioni sempre più retoriche del  regime e spesso
         dimostrando una adesione sopra le  righe.  Quanto vi  era di  opportunismo e quan-
         to di  veramente sentito in  tutte le gigantesche manifestazioni di  regime?  Certo:  i
         giovani universitari non abbienti che il  GUF  portava, ad esempio, a sciare per al-
         lenarli  alle  gare,  o  gli  adolescenti  che  venivano  portati  ai  saggi  ginnici  al  Foro
         Mussolini (oggi  Foro Italico)  non potevano non apprezzare le  larghe opportunità
         sociali che venivano date loro,  anche se  l'esame di Mistica  fascista  doveva essere
         superato a voti più che pieni e con un eloquio convinto. Ma i mobilitati per l'Etio-
         pia o i non residenti sul  territorio metropolitano che invece dovevano partire per
         lontane conquiste, lasciando lavori interessanti o  imprese monofamiliari avevano
         dentro di  loro tutto questo consenso viscerale o qualche reazione violenta veniva
         sopita per non distruggere  se  stessi  e le  famiglie?  I dubbi  sono più che leciti,  an-
         che se,  e questo è un accadi mento importante eia  ricordare, Mussolini non perse
         il  potere per una rivoluzione  popolare, ma  per un  pronunciamiento interno allo
         stesso Regime fascista.  Ricordano bene gli  storici che  quel  25  luglio  1943, quan-
         do  Mussolini  fu  arrestato a  Villa  Savoia,  dopo  che  il  re  lo  aveva  sollevato  dalle
         sue funzioni - pudicamente fu  detto che il  re aveva accettato le dimissioni del Ca-
         valiere Mussolini - nemmeno la Milizia si  adoperò per difenderlo.  Il  popolo, che
         aveva  riempito fino  a pochi giorni prima Piazza Venezia a  Roma, si  diede  invece
         a grandi dimostrazioni  di  giubilo, anch'esse in  grandissima  parte vere e in parte,
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