Page 394 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           il  solo mese di luglio del  1943  registrò 257 incursioni diurne, 177 notturne su
           tutto il  territorio italiano.  I bollettini di  Radio Londra, i mattinali dei  Carabi-
           nieri  sono  la  testimonianza e  la  memoria  di  quanto  accadde,  anche  se  le  ma-
           cerie  di  edifici vicino  al  porto di  Palermo sono ancora lì,  oggi,  a  testimoniare
           non solo  le  distruzioni  di  quei  tempi ....

              "La massa amorfa  del  pubblico,  sfiduciata dalla  piega presa dalle  operazioni
          belliche e demoralizzata dalle tristi  previsioni che si  fanno  per l'avvenire, ha ac-
          colto con unanime consenso il  vasto mutamento della compagine governativa te-
          sté deliberato dal  Duce - non tanto per quanto riguarda i neo-nominati, quanto
           perché sono stati allontanati da posti di  responsabilità elementi che da tempo ve-
           nivano designati  come  deleteri  per gli  interessi  della nazione in guerra,  fra  que-
           sti  particolarmente  Ciano,  Bottai,  Ricci,  Riccardi,  Thaon  de  Revel  e  Pavolini":
           così iniziava il  rapporto datato  6 febbraio  1943  che  il  Fl'ignani,  comandante del
           Gruppo Interno della  Legione  Carabinieri di  Roma,  inviava  ai  suoi superiori.
              Nel luglio del 1943 fu  bombardata anche Roma, che veniva ritenuta quasi "in-
           violabile" per la presenza del Papa: il  19 di  quel mese caddero forse le  ultime spe-
           ranze sotto gli attacchi di 500 quadri motori che in sole due ore e mezzo scaricarono
           sulla  capitale  della  cristianità  quantità  enormi  di  bombe  e  spezzoni  incendiari,
           nell'obbiettivo raggiunto di  distruggere il nodo ferroviario di San Lorenzo e di  di-
           struggere in  parte anche  la  basilica di  San Lorenzo fuori  le Mura. Vi  furono mor-
           ti,  ma morì anche  forse  l'ultima intima resistente speranza nel  regime.  Dopo una
           settimana, lo  scoppio dell'esultanza popolare.
              La  propaganda  di  regime  cercò  di  approfittare  clelia  clifficile  situazione  per
           esecrare il  nemico  nel  vano tentativo di  sollevare il  popolo in  un  ultimo  rigurgi-
           to cii  odio contro i nemici,  ma  ottenne esattamente il  contrario, ciancio  una forte
          spallata alle  ultime resistenze  degli animi clei  più sinceri e fedeli  al  regime e con-
           vincendo chi già  mentalmente si era allontanato a farlo  attivamente.
              Il popolo italiano correva da un rifugio all'altro, si sposava, faceva figli nell'il-
           lusione  di  portare avanti  una  vita normale,  e dimagriva,  perché il  razionamen-
           to era sempre più  rigoroso e il cibo sempre più difficile  da trovare,  senza soldi
           e con la  sola tessera annonaria:  sì,  perché  il  forte senso degli  affari  del  popolo
           italiano  aveva  trovato il moclo  cii  sottrarre derrate alimentari all'ammasso  o  cii
           vendere  i prodotti clella  terra  a  cittaclini  e sfollati  a  prezzi  sempre  più  cari (5).



              (5)  Per i dettagli sul  razionamento e il  mercato nero, con relativa bibliografia, cfr. Simona
           Colarizi, Vita  alimentare degli  italiani e razionamento,  in  cit., Il  secondo anno - 1941,  Roma,
           1992, p.  279-289  e Maria  Gabriella  Pasqualini,  La  pO!Jolazione  italiana  tra  razionamento
           e mercato  nero,  in  cit., Il  quinto anno - 1944,  Roma,  1995,  p.  429-459.
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