Page 399 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA PROPAGANDA E LA REALTÀ DEL fRONTE INTERNO                           381


        con "falce e martello" e un libello contro il  Partito fascista;  lettere di  incitamen-
        to alla ribellione erano state trovate a Trieste.  Gli  allogeni  dell'Alto Adige  mani-
        festavano  nelle  loro corrispondenze epistolari,  sensi di  forte  irredentismo.  Molti
        parenti di  militari scendevano  in  piazza  per  manifestare contro il mancato avvi-
        cendamento dei  loro congiunti sulla linea del  fronte.  Tra i militari poi stava pre-
        valendo  l'idea  che  ad  esempio  i  documentari  "Luce"  nell'esaltare  il valore  del
        generale Rommel,  ad  esempio e delle  sue  truppe,  diminuissero  il  valore del  sol-
        dato italiano:  " ... al  cinema ieri  ho  visto un documentario 'Luce' sulla guerra in
        Libia  che  mi  ha indignato giacché - in  Libia  -, non si  vedevano  che  loro e sol-
        tanto loro!  Con l'intrepido generale Rommel che ci  ha dimostrato e ci  dimostra
        e si  dimostra ch~non basta essere generali germanici per vincere in battaglia, ma
        che  ci  vogliono  soprattutto  mezzi  uomini  e  materiali,  per  vincerla.  Ora che  ha
        avuto gli  uni e gli altri, generale Rommel o no, le  cose si stanno volgendo in no-
        stro favore ...  tolto il giusto  risentimento provocato in  me  dai  nostri alleati, che
        è tempo che si  accorgano,  anche nei  documentari,  che  in questa guerra ci  siamo
        anche e soprattutto noi ...  "(14):  anche questo  è un esempio di  varie  lettere al  ri-
        guardo, nelle quali si  critica la  tendenza anche della stampa ad esaltare l'esercito
        tedesco, denigrando a volte l'organizzazione militare italiana.
           D'altra parte, però, ci sono ancora lettere in quegli anni che fanno stato di ar-
        dente patriottismo e di  fede nella vittoria e quelle dolcissime che uniscono l'amo-
        re  per la patria a quello per la persona amata, la cui lontananza è giustificata dal
        fatto  che sta combattendo per l'Italia:  ma sono sempre meno.
           Anche dal  punto di vista sanitario, la situazione in  Italia si  faceva  sempre più
        difficile: le forme epidemiche erano sempre più diffuse, tra tifo e scabbia nell'ita-
        lia meridionale, il  colera a Cuorgné (Aosta), ad esempio. Tra il  razionamento dei
        medicinali e la  loro penuria, si  diffondevano ormai ogni genere di  malattie.
           Questa era la  realtà del  fronte interno: forte  desiderio e invocazioni alla pa-
        ce sempre più  frequenti.  La  popolazione italiana aveva  aperto gli  occhi e si  era
        svegliata,  quella che ancora non l'aveva  fatto,  dal  sogno infantile di  una guerra
        veloce,  vinta dal taumaturgo duce, della cui vita privata Radio Londra non par-
        lava,  ma cne era oggetto di  barzellette più o meno malevole, di  forti rancori or-
        mai espressi ad alta voce. Il conte Ciano e i gerarchi suoi colleghi erano apertamente
        criticati. Il  fronte interno non era più compatto e granitico come la  propaganda
        e i documentari "Luce" davano  ad  intendere.  La  fame,  il  freddo,  i lutti, i rove-
        sci  militari:  l'Italia aveva  dolorosamente iniziato l'ultima parte del  percorso che
        dopo  tre anni  avrebbe  permesso la  ricostruzione  non  solo  del  paese,  ma  anche
        della libertà e della democrazia.



           (14)  S.l.M. cit., R.1397, Giorgio - P.M.23  a Doretta T., Viareggio.
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