Page 17 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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L'Ilrt/ia e /ajì/le del/a gllerra tra spera/lze e problemi
governo tentò di avviare i primi contatti esplorativi onde sollecitare la conclusione con
alcuni Stati, europei e non, di accordi che prevedessero l'avvio, entro termini brevi, di
una emigrazione assistita di lavoratori italiani all'estero.
Fu quindi avviata una attività diplomatica, quasi clandestina vista l'impossibilità di
avere veri e propri ambasciatori all'estero, ma non furono trascurati altri itinerari.
Infatti, furono investiti della questione quegli organi che, sotto l'egida principale degli
Stati Uniti, avevano dichiarato di voler operare in vista della ricostruzione economica
dell'Europa. Sul piano bilaterale, il caso più significativo si ebbe nell'estate 1945 allor-
quando, durante i colloqui del 16 luglio tra de Gaulle e l'allora rappresentante italiano a
Parigi, C;iuseppe Saragat, e quelli successivi tfa de Gaulle ed il presidente del Consiglio,
Alcide De C;asperi, del 25 settembre, fu deciso di aprire negoziati bilaterali onde facili-
tare l'arrivo in Francia di ingenti gruppi di lavoratori italiani. 2 Non si giunse subito ad
un vero accordo di emigrazione ma fUfono in quelle occasioni poste buone premesse
per un trattato che non poteva tardare.
L'esempio francese aprì la strada a molti altri accordi emigratori. Dopo di allora,
quasi ottanta trattati sull'emigrazione di lavorat-ori italiani e sulla sua tutela furono sti-
pulati dall'I talia con molti governi che vollero ospitare questa massa di emigranti. E, tra
questi, la Francia (dal 22 febbraio 1946), il Belgio (dal 23 novembre 1945), la Germania
(dal 5 maggio 1953), il Lussemburgo (dal 6 aprile 1948), i Paesi Bassi (dal 20 ottobre
1948), la Svizzera (dal 22 giugno 1948), l'Argentina (dal 21 febbraio 1947), il Brasile
(dall'8 ottobre 1949), il Cile (dallO gennaio 1949), l'Uruguay (dal 14 maggio 1952),
l'Australia (dal 29 marzo 1951). La struttura generale di questi accordi non variava
molto: si trattava di negoziare con la potenza ospitante condizioni di lavoro e condizio-
ni generali di trattamento adeguate alle esigenze di una esistenza, sì, di lavoro, ma in un
contesto generale che potesse permettere a (Iuesti lavoratori di contare su delle struttu-
re di accoglienza tali da far dimenticare le penose condizioni caratteristiche dell'esodo
degli emigranti italiani dei periodi precedenti.
Quindi era oggetto di questi trattati tutt'una serie di questioni legate all'emigrazione
quali i contratti di lavoro, le retribuzioni, le rimesse, gli alloggi, i riconoscimenti sociali
generali quali il ricongiungimento dei familiari, la scuola ai figli, l'assistenza per malat-
tie e vecchiaia ed infine l'eventuale rimpatrio a contratto finito. Le minute disposizioni
contenute nei vari documenti diplomatici e la loro evoluzione sono alla base della mol-
tiplicazione dci trattati visto che per ogni questione era lo Stato italiano che, attraverso
i suoi organi consolari e diplomatici normali e talvolta attraverso speciali organismi, si
rendeva garante della corretta applicazione degli impegni assunti da parte dello Stato
ospitante e, in linea generale, della buona riuscita dell'emigrazione in ogni Paese ogget-
to di accordi emigratori, e che, nel caso eventuale, si impegnava a negoziare opportune
varianti all'accordo precedente.'
Vi era poi un aspetto internazionale interessante: molti organismi delle Nazioni
Unite o in genere legati alle attività internazionali del dopoguerra, si prendevano carico
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di taluni aspetti della tutela dei lavoratori emigranti e ciò non nel solo caso italiano ma -9
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l Se ne vedano gli echi in: C;en. De Gaulle, i'vlémoireJ dc .~I/erre, Parigi, 1'lon, tomo 3, p. 568.
'Vedasi L'l/ali" e l" poli/ic" di po/ell'(fl iII El/l'opti (t950-1960), i\lilano, Ì\larzorati, 1992, 1'_ 526.
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