Page 21 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
P. 21
L'f/a/ia e /afllc del/a gliel'm tra sperallze eproblellli
aveva accompagnato l'avanzarsi disastroso di un fronte che lentamente aveva devasta-
to quasi del tutto la nostra penisola. E queste vicende avevano rimesso in questione le
stesse strutture istituzionali che stavano vacillando sotto il peso delle passate responsa-
bilità della monarchia con una "Nuova Italia" auspicata da molte parti, ma che stenta-
va a prendere corpo e vigore. A questo proposito qualcuno ha V01~lto evocare sul piano
generale una vera "morte della Patria", volendo con questa forte espressione riassume-
re il momento di estrema confusione nel quale l'Italia e gli italiani si sono venuti a tro-
vare dopo 1'8 maggio 1945.
Evidentemente si tratta di un concetto forte e non condivisibile, se lo si legge senza
comprenderne il profondo significato, non certo legato ad una vera defunzione
dell'Italia, quanto piuttosto ad un totale rovesciamento-rinnovamento dei valori ritenu-
ti fino ad allora alla base dello Stato, delle Istituzioni e dei cittadini. Il disorientamento
di una popolazione appena uscita da traumi profondi e da sofferenze indicibili che ave-
vano drammaticamente inciso sulla sua stessa natura non poteva essere maggiore. E,
(]uindi, la facile equazione tra la fine delle operazioni belliche in Europa, che porta la
data dell'8 maggio, alle ore 23, e l'inizio, quasi per incanto, di una fase gioiosa di pace e
di serenità, non può certamente essere accettata.
La guerra era finita, ma la pace, per gli italiani, come per la maggioranza dei popoli
europei, recava i frutti amari di una rinascita morale, politica ed economica ancora tutta
da inventare.
Per 1'Italia degli italiani, il panorama delle rovine ancora fumanti non poteva non
parlare di morte, ed anche di una "morte" di quella patria che, a stento, si agognava
ancora di ritrovare.
Con enfasi poetica, un poeta, Salvatore Quasimodo, ricordava (]uesti risvegli tra lutti
e rovine. In una emblematica Milano devastata dalla guerra, ma l'evocazione potrebbe
riguardare l'intera nazione, la sua parola risuonava con la tristezza che il momento gli
dettava:
J fll)aJlO cercbi tra la polvere,
povera !IIal/O, la città è 111orta.
È morta: .l'è udito l'III timo rOlllbo
mi cuore del Nav~2,lio. E l'us~2,lIolo
è cadulo dall'antelll1a, alta mi cOlmento,
dove callta prima del traI1l01l/O.
Non sc{//)cile pOZZi Ilei cortilt;-
i pipì 11011 ballllo pùì .rete,
11011 toccate i 1110lti, così !'Ossi, così gOl!A
lasa'ateli 1Ie1la term delle loro case:
la a'ttà è I/Iotta, è l1Ior/a. 7
, S. Quasimodo, lvIi/al/fI, {{~o.rlo 1943, in: (;iorno dfl/w giorno, l\[ihlno, 1947; oggi in: 'Ii,lfe le /Hle.rie, Nlilano, Mondadori,I96R,
p.154.
13

