Page 19 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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l ~'Ila/iti e /tljìlle de//ti gllerra Ira .rpertlllze e problemi
quelle che erano state quelle llella loro partenza. Disorientamento ed incertezza diven-
tavano il patrimonio comune di l]Uesti nostri militari che stentavano a capire questa
ltalia completamente mutata, che li accoglieva senza poter offrire loro lavoro ed avve-
nire sicuri. Peraltro, il problema umano di questi rimpatri di italiani non si limitava a
questi militari ma coinvolgeva anche un elevato numero di altri italiani non militari, pre-
valentemente vecchi, donne e bambini, da rimpatriare, cioè di coloro che tornavano
dalle ex colonie italiane, diventate ormai per loro terre inospitali. Sono cifre importan-
ti che vanno ricordate: complessivamente più di 420mila italiani tra reduci dall'Eritrea
(80mila), dall'Etiopia (148mila), dalla Libia (l80mila) e dalla Somalia (8mila). Ad essi
andarono ad aggiungersi altri civili italiani provenienti dall' Africa del Nord francese
(130mila), dall'Egitto (40mila) e da altri territori coloniali francesi (Siria, Libano, AEl'~
AOI~ e dalle colonie inglesi.
Questa massa di connazionali che tornavano in patria, in condizioni a dir poco disa-
giate, talvolta disperate, dava alle autorità di governo problemi che si andavano ad
aggiungere a quelli connessi alla ricostruzione, ma non furono gli unici. 11 problema
umano non si limitò infatti a questi casi, poiché dai territori della frontiera orientale
dell'Italia, l'occupazione jugoslava stava gettando sul nostro territorio ben 350mila pro-
fughi, italiani che cercavano rifugio nella loro patria la quale, troppo spesso, non li
accolse neppure troppo bene.
N on ci si può esimere dal dover constatare che queste cifre, che danno un totale di
oltre due milioni di profughi, sono da ricordare per dare al problema della ricostruzio-
ne del tessuto umano dell'Italia, all'indomani della fine della guerra in Europa, una gra-
vità che troppo spesso è sta t-a passata sotto silenzio.
In uno dei suoi ultimi scritti, Giovanni Gentile, evocando l'Italia del 1943, ne pre-
sentava un quadro quasi apocalittico di rovine fumanti, tra le quali vagavano smarriti
quasi senza identità di patria gli italiani tutti: «Improvvisamente l'Italia, cJuella in cui si
credeva, 1'Italia degli italiani con cui si viveva e si voleva vivere d'un solo sentire e pen-
sare, sembrò fosse scomparsa. Per quale J talia ora vivere, pensare, poetare, insegnare,
scrivere? Quando la patria sparisce, manca l'aria ed il respiro ... ».4
Le osservazioni di Gentile erano quelle dei reduci, dci rimpatriati e degli ex militari
prigionieri ed internati.
Peraltro, lo spettacolo delle distruzioni che l'Italia aveva subito per il fatto degli
innumerevoli bombardamenti unito alle rovine che illet1l"o avanzare del fronte sul ter-
ritorio della penisola aveva provocato, presentava agli italiani t-utti una Patria che certa-
mente non poteva considerarsi né opulenta, né generosa verso tutti i suoi figli. Anzi,
dopo gli scontri armati dell'ultimo periodo tra italiani ed italiani, il concetto stesso della
Patria pareva essere messo in serio pericolo da molte parli. Qualcuno ha evocato a que-
sto riguardo non solo la "guerra civile", bensì la "morte della Patria".S
Naturalmente un simile concetto non si può accogliere, salvo considerarlo come
1 (i. Gentile, RipreJa, in: "Nuova Antologia", l° gennaio 1944.
; L'espressione è dovula ad Ernesto (;alli della Loggia cd a un suo fortunato libro: LlI 1II0I1e deliri pallia. Alle OIigilli del
derlillo de/Io Slato lIaziolla!c (Bari, Lalerza, 1996), che evocava le conseguenze psicologiche generali degli ilaliani dopo l'Il
tìcttclnbrc 1943, 1na chc divcnne, in brcvc, :-;inolli111o generale della situazione italiana di (!uesto primo dopoguerra.
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