Page 111 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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MILITARI E  CIVILI AL CONFINE ORIENTALE
                       ACCOMUNATI IN UNA TRAGEDIA




                                        Riccardo Basile



          La Venezia Giulia


                confmi della  nostra Patria, fin  dai  tempi più remoti, sono stati identificati
            I  con la  displuviate  alpina.  Questa,  ad  oriente, da  monte Maggiore  digrada
                fino alla costa adriatica, sul golfo del Quamaro. Dante Alighieri, nell'indica-
          re i limiti orientali del territorio nazionale, così scriveva nel IX canto dell'Inferno:
                   sì com'a Pola, presso del Carnaro,  ch'Italia chittde e sttoi termini bagna.
             L'Italia, come sappiamo, solo dopo  tre guerre d'Indipendenza e una guerra
          mondiale, per noi conclusiva del disegno risorgimentale, ha potuto realizzare la
          secolare aspirazione di  far coincidere i confini naturali con quelli dello Stato.  Il
          Sacrario di Redipuglia, dall'alto delle Tre Croci, ricorda e ammonisce quanti e qua-
          li sacrifici ha sostenuto il nostro popolo per conseguire l'unificazione nazionale.
             La Regione più orientale d'Italia, la "Venezia Giulia", deve il suo nome (1863)
          ad  un  grande  glottologo  del  XIX  secolo,  Graziadio  Isaia  Ascoli,  nativo  di
          Gorizia,  ebreo.  Essa  comprendeva  cinque  province:  Trieste,  Gorizia,  Pola  in
          !stria  (la  romana  Pietas  Ittlia),  Fiume  nel  Quarnaro  (la  romana  "Tarsatica"  o
          "Tarsatto" che nel XIII secolo assunse il  nome "Fiume" per non mutarlo più
          fino  al  1945)  e  Zara in  Dalmazia, l'antico sestiere veneziano, con 72  calli  e 15
          campielli,  racchiuso  fra  due  poderose  porte  del  Sanmicheli  (quella  di
          "Terraferma" con un grande Leone marciano, e quella "lVIarina" con la statua di
          San Crisogono a cavallo), Zara, definita da Arturo Colautti «Ultima oasi della ita-
          lica civiltà sull'orientai costa dell'Adria».
             Di queste città, solo due sono rimaste all'Italia: Trieste, privata del suo natu-
          rale retroterra, l'Istria, e Gorizia, lacerata fin  nel suo centro urbano.
             La regione, anche se sul piano storico-giuridico non era mai appartenuta allo
          Stato  italiano,  su  quello  culturale,  linguistico  e  spirituale  è  stata  sempre  parte
          integrante del nostro Paese.  Lo testimonia la lingua, la nostra, in cui fin  dal XV
          secolo venivano edite le carte geografiche della zona, da qualunque stato emes-
          se: Austria, Francia, Inghilterra, Spagna  ...




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