Page 150 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Matia Isastia
tanza poter orientare democraticamente} attraverso le Associazioni
Combattentistiche} strati di popolazione piccolo e medio borghesi general-
mente estranei e distaccati dai partiti progressivi. In tal modo si rende-
ranno ugualmente vani i tentativi delle cncche reazionarie che vogliono
utilizzare queste Associazioni per promuovere campagne naifonalistiche
con fini antidemocratici)>. 57
L'interesse del Pci spiega e motiva i timori della Dc di De Gasperi e del mini-
stro dell'Assistenza Post-bellica del suo Governo, Gasparotto, entrambi preoc-
cupati all'idea che la sinistra potesse allargare la sua base elettorale con i reduci.
Dunque, mentre il Pci mirava all'unione delle associazioni combattentistiche
con la speranza di paterne assumere il controllo, il partito cattolico appariva
all'opposto timoroso all'ipotesi di un'unica grande associazione che riunisse tutti
i reduci e i prigionieri di guerra.
Si paventava anche una qualche confluenza tra reduci dalla prigionia e parti-
giani, ipotesi abbastanza concreta nel caso degli IMI, e dunque si lavorò per divi-
dere e rendere inoffensivi i reduci.
Tutti i partiti erano consapevoli dell'importanza, ma anche della complessità,
della questione. Troppo diversi tra loro apparivano i prigionieri divisi tra tante
prigionie e tanti diversi e spesso opposti comportamenti in prigionia. Questa
massa di uomini non formava un fronte organico, ma un potenzialmente peri-
coloso coacervo di aspettative, richieste, posizioni che andavano a sommarsi e
spesso a cozzare con le aspettative, le richieste degli altri militari, dei partigiani,
dei collaborazionisti, dei soldati reduci della Rsi.
Lo si vide chiaramente nello scontro tra l'Associazione nazionale combatten-
ti e una parte del Comitato nazionale reduci dalla prigionia.
Dal 28 al 31 marzo 1946 si tenne a Roma il primo convegno del Cnrpss nel
quale si paventò il pericolo di un proliferare di associazioni che si proponevano
di tutelare i reduci, ma che, ·proprio per il loro numero, creavano una dispersio-
ne di forze e di mezzi che rendeva impossibile raggiungere l'obiettivo. In parti-
colare, si auspicava che confluissero nella Combattenti anche tutti i reduci dalla
prigionia che andavano considerati combattenti. Questo avrebbe portato ad un
processo di unione tra Cnrp e Anc, che avrebbe evitato un inutile dualismo. Si
proponeva anche che le rivendicazioni dei reduci dalla prigionia fossero presen-
tate attraverso le organizzazioni politiche e non attraverso eventuali liste com-
battentistiche. 59
Si voleva insomma sottrarsi ad una politicizzazione dell'associazione dei
reduci evitando nel contempo qualunque rischio di un ritorno alredudsmo del
primo dopoguerra. Si riteneva che i partiti avrebbero garantito una maggiore
attenzione verso le loro rivendicazioni.
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