Page 196 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier Paolo Mecca~iello

           manifestazioni  di  conflitto  sociale,  di  dimensioni  certo  non  tali  da  costituire
           rischio per la sicurezza dello Stato.
              Il Regio Esercito aveva retto bene la  prova della guerra, diserzioni cd atti di
           indisciplina collettiva erano stati contenuti entro limiti che potevano essere con-
           siderati fisiologici, ma una volta cessate le ostilità divenne evidente che il conflit-
           to economico e sociale non poteva essere affrontato facendo assegnamento su
           una forza armata costruita sulla coscrizione obbligatoria, e sulla quale venivano
           contemporaneamente  a  scaricarsi  anche  la  problematica  della  smobilitazione,
           impegni all'estero decisamente sproporzionati alle  possibilità, ed esigenze ope-
           rative di prima grandezza, quali la repressione delle rivolte albanese e libica e la
           vigilanza attiva sulla frontiera nord-orientale.
              Il problema fu affrontato dal governo di Francesco Saverio Nitti nella secon-
           da  metà  del  1919,  innanzitutto  con  un  sostanziale  potenziamcnto  dell'Arma,
           l'organico della quale fu  triplicato rispetto quello del  1915. Il provvedimento di
           maggior rilievo fu  tuttavia la costituzione di una struttura militare specificamen-
           te  destinata  all'assolvimento  di  compiti  di  polizia  di  sicurezza,  addestrata  ed
           attrezzata per reagire dinamicamente a manifestazioni conflittuali di intensità e
           dimensioni variabili, anche di portata nazionale.
              Il corpo della "Regia Guardia di Pubblica Sicurezza", compreso tra le Forze
           Armate  dello  Stato,  ma  dipendente  esclusivamente  dal  ministro  dell'Interno,
           ebbe un ordinamento simile a quello adottato nel 1906 per la Regia Guardia di
           finanza:  un  comando  generale  retto  da  un  generale  di  Corpo  d'armata
           dell'Esercito,  ed  un'organizzazione  territoriale  articolata  in  legioni,  compren-
           dente anche unità - battaglioni mobili e squadroni a cavallo - orientate all'impie-
           go per il  mantenimento dell'ordine pubblico.
              Anche il terzo elemento del sistema di sicurezza interna, la Regia Guardia di
           Finanza,  fu  incrementato  con  la  costituzione  di  una  specialità  alpina  per  la
           vigilanza  alla  frontiera  e con  il  potenziamento  del  naviglio destinato  a  quella
           costiera. Il Regio Esercito, naturalmente, continuò ad essere compreso nel siste-
           ma di sicurezza interna, ma il suo ruolo fu  nella realtà ridimensionato. Oltre alla
           protezione di "obiettivi sensibili" e alla costituzione di  comici di  sicurezza per
           l'impiego delle forze di polb:ia, alla forza armata si chiese soprattutto di costitui-
           re l'  extre111a  ratio cui ricorrere in caso di emergenza.
              Era  anche  evidente  la  preoccupazione  del  governo  Nitti  di  sottrarsi,  per
           quanto possibile, mediante la  costituzione eli  una struttura militare  alle  proprie
           esclusive dipendenze, alla  tutela di  un vertice delle  Forze Armate, la  cui affida-
           bilità  era  posta in  dubbio  da  ricorrenti  voci  eli  tentazioni  autoritarie, giunte  a
           lambire anche la famiglia  reale.
              Quanto alla base, era sotto gli occhi di  tutti la partecipazione attiva, in larga





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