Page 197 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e l'orze Armale
misura, della giovane ufficialità e le simpatie di buona parte di quella più anzia-
na, anche di grado elevato, per i movimenti di matrice combattentistica e nazio-
nalista, destinati a confluire nei "fasci di combattimento".
E non era da trascurare, in senso opposto, la diffidenza che le esperienze della
rivoluzione bolscevica in Russia e delle rivolte militari in Germania, in Austria ed
in Ungheria, così come gli ammutinamenti nella flotta inglese nel Baltico e in
quella francese a Odessa, ispiravano nei confronti di uno strumento militare, che
poteva esser ritenuto maturo per una trasformazione in "armata rossa".
L'impresa dannunziana a Fiume da un lato, la serie di episodi di grave indi-
sciplina collettiva culminati nel giugno 1920 nella rivolta di Ancona dall'altro,
fornirono alle preoccupazioni il riscontro della realtà.
La costituzione della Regia Guardia di P.S., o "guardia regia" come veniva
definita in senso vagamente dispregiativo, non fornì comunque una risposta
adeguata ad un problema tanto complesso, benché fossero interessanti alcune
innovazioni tecniche, quali l'adozione del modello del battaglione mobile e l'ini-
zio della formazione di una componente blindata, mediante la cessione di tren-
tacinque mezzi da parte dell'Esercito.
Analoga valutazione pU<'> esser data per la costituzione di diciotto "battaglioni
mobili autonomi di Carabinieri Reali", disposta con il R.D. 20 aprile 1920, n. 451.
T reparti, ciascuno su tre compagnie a piedi cd una ciclisti, per una forza comples-
siva di 750 uomini, dipendevano dai comandi di gruppo di legioni (brigata), ed
erano dislocati in modo da assicurare concorso alla struttura territoriale dell'Arma
"nei servizi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza". Le norme di impiego
emanate con il D.M. 2 maggio 1920 precisarono peraltro che «l Battaglioni Mobili
sono costituiti essenzialmente allo scopo di dare all'autorità politica centrale una
forza considerevole per fronteggiare grayi ed improvvise situazioni dell'ordine
pubblico. Essi pertanto sono indipendenti da qualsiasi ingerenza delle autorità
politiche aventi giurisdizione nelle città sedi dei battaglioni stessi». l
La necessità di un controllo centralizzato dell'ordine pubblico era dunque
concettualmente acquisita, ma difficile ne era l'attuazione, posto che rimaneva
irrisolto il problema della mobilità, vincolata ai trasporti ferroviari, controllati
dalle organizzazioni sindacali di sinistra, tanto da rendere necessaria la continua
richiesta di concorso del peraltro modesto parco automobilistico dell'Esercito,
ed il frequente impiego di navi da guerra per il trasporto di contingenti di cara-
binieri e guardie.
La "guardia regia" ebbe in verità una vita troppo breve perché l'organismo -
costituito in fretta, con quadri e gregari di provenienza non omogenea, senza
strutture di reclutamento e d'addestramento che ne consentissero la selezione e
l'amalgama, e soggetto per l'impiego ad una gerarchia civile che non poteva non
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